Covid-19, si muore di meno ma è ancora contagioso

L’epidemiologo Ciccozzi: la sua capacità di riprodursi non è cambiata, ma il numero delle vittime cala per l’adattamento al sistema immunitario  

Un salto di specie dal pipistrello all’uomo. È bastato questo per scatenare una pandemia. Capire come sia successo è semplice: pensiamo a un enorme mazzo di chiavi apparentemente tutte uguali, eppure soltanto una è in grado di aprire la porta che abbiamo di fronte a noi. L’unico modo per sapere qual è quella giusta è provare ogni singola combinazione. Questo è ciò che ha fatto il coronavirus: per diverso tempo ha provato il passaggio dall’animale all’uomo, tentando ogni strada possibile e l’ha trovata a fine novembre 2019.

L’epidemia sembra abbia avuto origine nel mercato del pesce di Wuhan, in Cina, dove si macellano, si vendono e si consumano animali crudi e cotti, come il pipistrello, considerato uno degli animali più apprezzati e venduti. Ad oggi, non si ha la certezza assoluta che il transito sia avvenuto proprio in quel mercato ma vi è più̀ di un indizio. Quel che è certo, è che da quel momento tutta la comunità scientifica ha iniziato a studiare quel virus nuovo e sconosciuto che dall’Estremo Oriente si spostava prima in Europa poi in Nord America, per arrivare successivamente in Brasile, India, Africa, seminando un numero elevato di vittime in tutto il mondo. In Italia, ha fatto il suo ingresso dalla Germania, a metà gennaio e poco dopo si è diffuso in Francia e Spagna.

Eppure lo scopo del virus non è uccidere. Se ci pensiamo bene, una volta morto l’ospite anche il virus fa la stessa fine, rendendo vano il suo passaggio. Il suo scopo, invece, è quello di vivere in simbiosi con l’organismo che lo ospita, per replicarsi e continuare il suo ciclo infettivo. Ed è quello che sta accadendo al coronavirus. Nel suo passaggio dal pipistrello all’uomo il Covid-19 non ha fatto i conti con il diverso sistema genetico dell’ospite che ha provocato, nei primi casi, una risposta immunitaria eccessiva nei confronti del virus. Questa iper-reazione dell’organismo umano, chiamata in gergo “cascata citochinica,” determinava la polmonite interstiziale, causando, nei primi tempi della pandemia, un elevato numero di decessi, specialmente nelle persone più anziane affette già da altre patologie. Insomma, si è verificato ciò che in epidemiologia si chiama “harvesting”, ovvero “mietitura”. Il virus all’inizio incontra le persone con un sistema immunitario molto debole che non riescono a contrastarlo. Da qui quel piccolissimo microrganismo che tanto ci ha fatto tremare ha iniziato a cambiare per adattarsi al nostro organismo e diventare meno letale.

Ciò non significa che il virus sia meno contagioso. La sua capacità di riprodursi e quindi di passare da un soggetto a un altro non è cambiata, per questo il Covid-19 continua a circolare nel mondo e, nella nostra situazione di coda epidemica, innesca ancora molti focolai. A diminuire invece è il numero delle vittime, proprio per quella sua capacità di adattarsi al nostro sistema immunitario. In attesa di un vaccino, unica vera strada che permetterà l’eradicazione del coronavirus, bisogna dunque continuare a rispettare quelle regole che ci hanno permesso di diminuire la sua circolazione, e quindi: lavarsi spesso le mani, mettere la mascherina e mantenere il distanziamento sociale. Sono queste le uniche armi per tenere lontano un mostro piccolo ma che fa ancora paura.  (Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica ed epidemiologia molecolare della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Campus Bio-Medico di Roma)

14 luglio 2020