Dal Brasile all’Europa, la missione di padre Chiera

A San Tommaso Moro lo spettacolo proposto da alcuni ragazzi della Casa Do Menor, fondata dal missionario a Rio. Il messaggio: «La vita è bella»

Arrivato a San Tommaso Moro lo spettacolo proposto da alcuni ragazzi della Casa Do Menor, fondata dal missionario a Rio de Janeiro

Esistono città che prendono nome da un fiume, altre da un eroe mitologico, altre ancora da un evento storico di particolare rilevanza. Appena fuori da Rio de Janeiro – che in portoghese significa “Fiume di gennaio” perché gli europei vi arrivarono il 1° gennaio del 1502 – si estende la Baixada Fluminense, immensa periferia di baracche dove si trovano le cracolandie. Sobborghi che prendono nome dalla droga che tutti vi consumano: il crack.

I nomi veri di questi luoghi sarebbero Nova Iguaçu, Duque de Caxias, São João de Meriti, Nilópolis, Belford Roxo, Queimados, Mesquita. Ma per i cracudos – uomini, donne e bambini drogati di crack – i nomi non contano, «per loro conta solo la pedra, “la pietra”, cocaina mischiata a cherosene, calce, soda caustica e acido solforico, che bruciano per fuggire alla disperazione». Padre Renato Chiera, missionario fra questi poveri da quasi trent’anni, a Roma per un tour europeo con alcuni dei suoi ragazzi, racconta tutto con amore: «Io ho incominciato 29 anni fa ad ascoltare il grido di questi figli non amati – dice -: tutti diversi ma accomunati da storie di abbandono e violenza, tutti bisognosi di essere accolti, cosa che noi cerchiamo di fare come possiamo, con l’aiuto di Dio».

Per accoglierli padre Renato nel 1986 ha fondato la Casa Do Menor, una struttura che si occupa del recupero di bambini e adolescenti di strada che e oggi conta su centinaia di operatori e volontari che svolgono la loro attività in diverse città del Brasile. «Damos presentes, mas não somos presença! – dice pensando ad alta voce in portoghese -: Diamo doni, oggetti, ma non siamo presenza! Nessuno entra nelle cracolandie se non, ultimamente, la polizia per il recolhimento compulsorio (la raccolta forzata), per portare via i cracudos e “ripulire” le zone, come se questa umanità disperata fosse il problema e non il prodotto di una società malata!». L’anno scorso, spiega, sono state molte le zone “ripulite” per i Mondiali di calcio: «Per dare un’immagine “moderna” del Paese – racconta – quasi 200mila persone sono state sgomberate, finendo in mezzo alla strada, facili prede dei narcotrafficanti».

Padre Renato da qualche settimana sta girando l’Italia con 11 ragazzi della Casa Do Menor, portando sulle scene il musical “Lasciateci sognare – viaggio fra teatro, danza, percussioni e arti circensi alla riscoperta dell’Altro come dono”. «Abbiamo deciso di portare un messaggio di luce nelle realtà un po’ spente dell’Europa che si sente stanca e ha paura del futuro – spiega – e mi sembra che la bellezza e la novità è che ragazzi che hanno sofferto adesso riescano a portare sogni ad altri. Loro – aggiunge – lo sentono che sono venuti in missione, per questo il messaggio arriva molto forte: lo spettacolo è la storia della lotta fra le attrattive di una società che lusinga con il miraggio del piacere ma non dà la felicità e, dall’altra parte, i valori veri, che per vincere hanno bisogno di tutti noi».

Il musical, portato in scena sabato 18 nel teatro della parrocchia San Tommaso Moro, a San Lorenzo, finisce con un samba che dice: “La vita è bella, è bella, è proprio bella!”, con i ballerini che invitano tutti a danzare. «Per aiutare questi ragazzi abbiamo bisogno di suscitare la solidarietà dei piccoli, perché tanti piccoli messi insieme posso cambiare il mondo. Qualche giorno fa – ricorda ancora padre Renato – i ragazzi si sono esibiti nel carcere minorile di Airola, in provincia di Benevento, e “un giovane camorrista” ha regalato a uno dei nostri il suo orologio, mentre gli altri hanno fatto una colletta raccogliendo tutti i vestiti che potevano darci. Un segno di speranza».

Per informazioni: http://www.casadomenor.org/

20 aprile 2015