Dalle associazioni cattoliche un fermo no a ogni atto di eutanasia

Le sigle attive in ambito familiare e socio-sanitario firmano un documento congiunto sul fine vita, in vista dell'imminente pronunciamento della Corte costituzionale

Le sigle attive in ambito familiare e socio-sanitario firmano un documento congiunto sul fine vita, in vista dell’imminente pronunciamento della Corte costituzionale

«Desideriamo riaffermare brevemente il nostro convincimento, in nome del quale ci sentiamo spronati a dare il nostro fattivo contributo nella società attuale, per la costruzione di una rinnovata convivenza civile improntata sul profondo rispetto di ciascun essere umano, soprattutto se debole e vulnerabile». Inizia così il documento congiunto firmato oggi, 10 luglio, da Scienza&Vita, Forum famiglie, Movimento per la vita, Associazione medici cattolici italiani, Forum associazioni socio-sanitarie e Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici. Al primo punto, la richiesta al Parlamento di esercitare «pienamente e tempestivamente» la propria funzione legislativa in materia, in vista dell’imminente decisione della Corte Costituzionale sul tema del fine vita.

«Ciascuna vita umana individuale – scrivono ancora i responsabili delle associazioni – è un bene in se stessa, al di là delle circostanze che di fatto segnano la sua parabola esistenziale; la peculiare dignità umana che contraddistingue ogni singola persona, dal primo istante della sua esistenza fino alla morte, accomuna la famiglia umana e ci rende tutti uguali in valore». La conseguenza: «Riconosciamo che per ogni essere umano sussiste il dovere morale di prendersi cura della vita e salute propria e altrui, in un clima di solidale reciprocità». Anche quando malattia e sofferenza «irrompono in modo inarrestabile nel nostro cammino, “ferendo” in profondità la nostra storia personale. Siamo convinti che, specialmente in tali circostanze – si legge nel testo -, la persona che sperimenta “vulnerabilità” abbia diritto a non rimanere sola col proprio carico umano, ma debba ricevere dalla comunità (nella misura delle responsabilità proprie di ciascun ruolo) ogni aiuto necessario per curare la malattia e lenire la sofferenza, in nome del legame di solidarietà e comunanza coessenziale al nostro stesso “essere umani”».

Ancora, un punto a parte è dedicato al dovere medico di «astenersi dall’insistenza in trattamenti che, di fatto, si dimostrassero clinicamente inefficaci o sproporzionati», pure a fronte di un «continuo e auspicabile progresso», laddove la medicina attuale mostra i suoi «limiti insuperabili» applicata ai casi clinici concreti. «In particolare, desideriamo richiamare e rilanciare l’urgente esigenza di aumentare sforzi e risorse per una maggiore implementazione delle cure palliative, in grado di assicurarne l’effettiva fruibilità su tutto il territorio nazionale per le persone che ne hanno necessità», come sancito dai dispositivi di legge.

fine vita papa francescoFermo il rifiuto, da parte delle associazioni, verso «ogni “logica di scarto” tendente a considerare le persone insolubilmente segnate dalla malattia o da altre vulnerabilità (età avanzata, disabilità, patologie psichiatriche, ecc…) come una sorta di “peso infruttuoso” per la comunità, tanto da ritenere opportuno ridurre (o addirittura annullare) risorse ed ausilii a loro vantaggio, a prescindere dai loro effettivi bisogni». Alla luce di tutto questo, nel documento si esprime anche il «più fermo rifiuto di ogni atto di eutanasia, in tutte le sue forme e modalità, ovvero di ogni scelta intenzionale e diretta finalizzata ad anticipare la morte allo scopo di interrompere ogni sofferenza. Siamo infatti convinti – scrivono i responsabili delle associazioni firmatarie – che la malattia, il dolore e la sofferenza, nella loro cruda e gravosa realtà, esigano una risposta autenticamente “umana”, costruita sull’amore, sulla condivisione e sul servizio, oltre che sull’ausilio della migliore medicina; mai esse meritano di ricevere come risposta la sbrigativa e fuorviante violenza dell’eutanasia, umanamente falsa, lesiva dell’integrità della vita e offensiva della dignità umana».

Inevitabile il guardare «con estremo favore» alla recente presa di posizione pubblica da parte delle Federazioni degli Ordini dei medici e degli Infermieri, «che considerano il proprio coinvolgimento in eventuali pratiche eutanasiche in piena e inaccettabile contraddizione con le finalità e i valori originari dell’arte medica, espressi e confermati nei vigenti codici deontologici di categoria». Similmente, «guardiamo con uguale favore ad altre iniziative e prese di posizione che condividano la nostra prospettiva valoriale». Da ultimo, l’auspicio che «una simile violazione della vita umana, quale è l’eutanasia, non debba mai trovare avallo e giustificazione nell’ordinamento giuridico del nostro Paese».

In conclusione, a tutte le persone che fossero interessate viene rivolto l’invito a una giornata di riflessione e approfondimento su queste tematiche in programma per il prossimo 11 settembre a Roma. «Maggiori dettagli – assicurano – verranno diffusi quanto prima».

10 luglio 2019