De Donatis: «Dio non è impotente»

La Messa di domenica 15 marzo trasmessa in diretta su Rai 1 e sul profilo Facebook della Cei. «Un virus non può impedire al Padre di consolare i suoi figli»

Nella terza domenica di Quaresima, durante la Messa celebrata senza fedeli, ieri, 15 marzo, dal cardinale vicario Angelo De Donatis arriva l’incoraggiamento a riscoprire la preghiera «in questo tempo tribolato». In diretta su Rai Uno dalla Cappella del Buon Pastore della sede romana della Conferenza episcopale italiana, il porporato ha rimarcato che «anche in mezzo all’epidemia è possibile vivere una vita eucaristica fatta di gratitudine al Padre e di servizio al prossimo» e ha ricordato ai battezzati che in questo momento rappresentano «il popolo sacerdotale che intercede per il mondo e che sparge sul mondo a piene mani l’acqua dissetante del consolatore».

Dall’inizio dell’emergenza coronavirus, quella di ieri, 15 marzo, è stata la prima domenica in cui le chiese sono rimaste vuote per evitare il diffondersi del contagio. Una Quaresima diversa quindi in cui, ha aggiunto De Donatis, è «difficile andare nelle chiese di mattoni», è impossibile «accostarsi ai sacramenti», non è consentito «celebrare l’Eucaristia come popolo radunato. I riti sono sospesi, ma non il mistero che in essi è significato: anche in mezzo all’epidemia possiamo vivere una vita eucaristica fatta di gratitudine al Padre e servizio al prossimo. Il Dio dell’Esodo – ancora le parole del porporato – parla e insegna nella storia. Anche in questa storia che stiamo vivendo. Ci consola certo, ma ci interroga anche! Ora che i riti sacramentali tacciono – l’esortazione -, è il momento di far parlare la profezia».

De Donatis, 5 marzo 2020Dio, ha assicurato il cardinale, continua a parlare al suo popolo, «non è impotente, è ridicolo pensare che un virus possa impedirgli di consolare i suoi figli amati e di irrobustirli nella prova». Per il porporato questo è il momento per interrogarsi su «quanti riti sono stati celebrati senza mistero. Quante confessioni senza pentimento. Quante eucaristie senza ringraziamento. Quanti matrimoni a fedeltà intermittente. Quanta carità fatta senza amore». Il vicario ha quindi esortato a riscoprire la preghiera in famiglia o nel segreto della propria camera, a meditare la Scrittura, a recitare la liturgia delle ore e il Santo Rosario, a vivere la comunione spirituale, a fare un approfondito esame di coscienza «in attesa di poter ricevere nuovamente l’assoluzione».

Meditando il Vangelo di Giovanni in cui si narra l’incontro tra Gesù e la samaritana al pozzo di Sicar, De Donatis ha spiegato che «il cristiano – ogni battezzato – non è più un mendicante di felicità; un affamato che va in giro frugando nei rifiuti. Egli stesso è un pozzo, una sorgente inesauribile di Vita. Dio ha messo in ciascuno dei suoi figli tutto quello che serve per vivere e amarlo». Proprio per questo, «non Gerusalemme o il monte Garizim, ma io – e i miei fratelli – siamo il tempio di Dio sulla terra».

16 marzo 2020