De Donatis: «Grazie a Papa Francesco per la fiducia»

La lettera del cardinale alla diocesi di Roma, dopo la nomina a Penitenziere maggiore. «Il Signore continuamente ci ripete “Seguimi”. E ogni chiamata contiene una fatica, il dover lasciare, e una promessa: diventare sempre più figlio, nell’obbedienza»

Prende le mosse dal capitolo 21 del Vangelo di Giovanni, il cardinale Angelo De Donatis, nelle lettera indirizzata alla diocesi di Roma, dopo la nomina di questa mattina, 6 aprile, a Penitenziere maggiore. «In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi. E detto questo aggiunse: “Seguimi”».

Due le parole chiave messe in luce dal porporato: «Obbedienza» e «abbandono del figlio alla volontà del Padre». Passa da qui, per De Donatis, la strada verso «la pienezza della maturità cristiana». Quella crescita a cui è chiamato «ogni uomo, e in particolare ogni prete», e che è la prospettiva stessa del discepolato: «Rinunciare a sé stessi per diventare sempre più “figli”, vale a dire sempre più liberi di seguire la voce dello Spirito».

De Donatis ricorda che «il Signore continuamente ci ripete “Seguimi”. E ogni chiamata – aggiunge – contiene una fatica (il dover lasciare, l’essere spogliati, il morire a sé stessi) e una promessa: diventare sempre più figlio obbediente, nell’obbedienza di Gesù. Un discepolo tende le braccia e segue il suo Signore, consapevole che lì dove sta andando lo precede Lui». Si tratta, riflette il cardinale, di una docilità in cui «opera la Grazia. È lo Spirito – prosegue – che lo rende possibile! È lo sguardo d’amore di Gesù».

Nelle parole del cardinale, la gratitudine verso Papa Francesco «per la fiducia accordatami in questi 9 anni di episcopato al servizio della Chiesa di Roma. Mi ha chiesto di collaborare con lui – scrive – nel servire il suo tesoro più prezioso, la sua Sposa, mi ha scelto ed è venuto a impormi le mani per ordinarmi vescovo nel giorno della dedicazione della cattedrale lateranense, il 9 novembre 2015».

Ricordando questo cammino di servizio, «insieme con lui», verso le comunità parrocchiali e le diverse realtà ecclesiali, la possibilità di «stare vicino e accompagnare in particolare i preti», De Donatis tira le somme affermando di aver compreso sempre più che «questa Chiesa non è una macchina da far camminare ma una famiglia da amare». A dare la direzione del cammino è la Parola, «annunciata continuamente»; a permetterle di crescere «nell’obbedienza allo Spirito e nella fraternità» è «l’amore dei pastori».

In questo senso, «il Cammino sinodale è un’occasione preziosissima perché giungano a maturazione alcune dimensioni essenziali della vita della Chiesa: l’ascolto della Parola e di tutti, il discernimento personale e comunitario, la profezia al servizio del Regno di Dio in questa città», sottolinea.

Da ultimo, le parole del cardinale sono un ringraziamento per «tutti coloro che in questi anni hanno collaborato con tanta generosità e abnegazione qui in Vicariato e nelle altre realtà diocesane. Ho potuto sperimentare in tante occasioni quanto le persone, con il loro carisma particolare donato dallo Spirito, possano dare tanto al servizio di tutti, se si sentono volute bene dal pastore. È quello che ho cercato di fare – conclude -, con le mie povere forze e il carico dei miei limiti, nel servizio episcopale che mi è stato affidato. Grazie a tutti».

6 aprile 2024