De Donatis «La Chiesa vi sceglie perché Dio fin dall’eternità vi ha scelto»

A San Giovanni il rito dell’elezione di 90 catecumeni. Le testimonianze di Beatrice, 22 anni, studentessa, e Francesco, 23, dell’Africa subsahariana

Con il rito dell’elezione e dell’iscrizione del nome sabato pomeriggio, 29 febbraio, la Chiesa di Roma ha accolto il desiderio di diventare cristiani di 90 catecumeni, che saranno battezzati nella notte di Pasqua. La solenne concelebrazione è stata presieduta dal cardinale vicario Angelo De Donatis, nella basilica di San Giovanni in Laterano. «Se oggi la Chiesa vi sceglie per ricevere i sacramenti è perché Dio, fin dall’eternità, vi ha scelto – ha detto il porporato ai catecumeni -; in voi riconosciamo l’opera del Signore che ha acceso nei vostri cuori il desiderio di conoscerlo: tenetelo vivo perché è quanto di più prezioso possedete e mediante questo sentimento lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera».

Riflettendo poi sulla Parola del giorno, De Donatis ha osservato come «i nostri “sì” a Dio, come il vostro di oggi che vi apre alla fede in Lui, sono titubanti fino a quando non siamo pienamente in Cristo: il suo è stato l’unico “sì” perfetto», scaturito anche dopo la prova della tentazione nel deserto, «azione dello Spirito affinché noi, che siamo tutti figli di Adamo ed Eva, costretti a vivere come ciechi e abbandonati come orfani, potessimo vedere che c’è un uomo capace di vincere il male». Nel deserto «Gesù combatte quella stessa battaglia che Adamo aveva perso e che Cristo ha vinto per noi – ha continuato il cardinale -, mostrandoci come nessun uomo da solo né con gli altri può vincere il male, solo Dio può, e voi avete cominciato a scoprire il mistero della lotta contro il male, sapendo adesso che solo in Gesù ci sono la vita vera e la libertà».

A presentare gli aspiranti al battesimo è stato don Andrea Cavallini, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, scandendo il nome di ciascuno; di due catecumeni sono poi state lette le testimonianze. Per prima la storia di Beatrice, una studentessa di 22 anni cresciuta in una famiglia atea; per molti anni non ha avuto «né l’opportunità né il desiderio di avvicinarmi alla fede» specie perché, pur non dubitando «della bontà del messaggio cristiano», notava spesso «delle contraddizioni tra le parole e le azioni di chi si proclamava credente». A cambiare il suo pensiero e la sua vita è stato «l’incontro con una signora che silenziosamente e con l’esempio di armonia vissuto nella sua famiglia mi ha fatto capire quanto di bello mi ero persa fino ad allora: nelle sue semplici parole c’erano vita e amore».

Altrettanto giovane Francesco, 23 anni, originario dell’Africa subsahariana; il padre era «il capo di una setta molto potente mentre mia madre era cristiana». Alla morte del capofamiglia, nel 2014, Francesco avrebbe dovuto prendere il suo posto ma è stato aiutato a scappare, non volendo assumere quell’incarico che prevedeva l’uso della violenza, «dallo zio, che per questo è stato ucciso, così come è toccato a mia madre che ha pagato con la vita per il mio rifiuto e per la mia libertà». Attraverso il deserto il giovane raggiunge la Libia, dove vive come clandestino fino a essere imprigionato e proprio in cella avviene «l’incontro con tante persone che, seppure destinate alla morte, si dicevano fortunate perché, avendo la fede, avrebbero raggiunto il Paradiso». Così Francesco, una volta venduto come schiavo, promette a se stesso che appena potrà si avvicinerà al Cristianesimo; dopo 10 mesi è il suo stesso padrone a liberarlo, «forse commosso dalla mia storia», e a permettergli di imbarcarsi per l’Europa. Quindi l’arrivo a Vibo Valentia e poi la venuta a Roma e «l’ingresso nella Chiesa cattolica, dalla quale mi sento accolto e amato».

Dopo la presentazione, i catecumeni hanno manifestato pubblicamente il desiderio di entrare a far parte della Chiesa e la comunità li ha accolti affidandoli ai padrini e alle madrine, garanti del loro cammino di fede. Terminato il rito dell’elezione mediante l’imposizione delle mani del cardinale De Donatis, gli eletti sono stati congedati, non potendo ancora partecipare pienamente all’Eucaristia, e si sono recati in una cappella adiacente per una catechesi e l’iscrizione ufficiale dei loro nomi nel registro dei catecumeni che si conserva in cattedrale.

2 marzo 2020