De Donatis: «Promuovere una qualità della vita degna dell’uomo»

La Messa a Santa Maria in Ara Coeli per il Natale di Roma. «La vera grande bellezza si trova nei piccoli atti di amore quotidiano»

Il 21 aprile la Capitale celebra il Natale di Roma, data stabilita basandosi sui calcoli del matematico romano Lucio Taruzio che fissò la fondazione di Roma al 753 a.C. studiando la leggenda di Romolo, il primo dei sette re di Roma. Un anniversario festeggiato «in un tempo difficile, nella fatica prodotta dall’emergenza sanitaria che non ha risparmiato nessuno». Ma allo stesso tempo una celebrazione che guarda al futuro con speranza auspicando che «nella ripresa graduale di tutte le attività, pensando soprattutto ai tanti lavoratori in difficoltà, ci sia anche una ripresa di quello che vale veramente, cioè che questo momento ci insegni a puntare sull’essenziale, a ciò che è prioritario».

È l’augurio rivolto alla città dal cardinale vicario Angelo De Donatis che ha presieduto la liturgia eucaristica nella chiesa di Santa Maria in Ara Coeli al Campidoglio. Con la sindaca Virginia Raggi, che ha donato al vicario la medaglia celebrativa del 2774° Natale di Roma, hanno partecipato alla Messa gli ex primi cittadini Pietro Giubilo, Franco Carraro, Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. Rivolgendosi direttamente alla classe politica, il porporato si è soffermato sulla «vocazione unica» di Roma che è quella di accogliere e di prendersi cura di chi è in difficoltà.

«Tutti, autorità e cittadini, sono chiamati ancora più oggi a promuovere una qualità della vita degna dell’uomo – le parole del cardinale vicario –, uno stile di accoglienza in una città in cui nessuno si senta straniero». Ricordando che l’apostolo Paolo era cittadino romano, non per nascita ma per meriti familiari – il padre, fabbricatore di tende, aiutò l’esercito romano durante una campagna militare di Cesare e ottenne in riconoscimento la cittadinanza –, e che «fecondò la terra di Roma con il suo sangue», De Donatis ha esortato a ispirarsi all’apostolo delle genti, capace di dare una famiglia a chi era in una situazione di svantaggio, riuscendo a cogliere «un oltre nella sua esistenza, passando da persecutore ad apostolo e portando Gesù al prossimo».

Mettere al centro il vulnerabile deve essere una priorità, soprattutto in epoca di pandemia, in cui «tutti siamo chiamati ad affrontare la crisi come una opportunità sapendo cogliere anche in mezzo alle grandi prove della storie il volto bello delle persone», ha proseguito il cardinale ricordando che la carità e la solidarietà «hanno sempre reso unica la Capitale».

Nel 2774° compleanno di Roma il pensiero è stato rivolto «alle tante persone semplici» che nell’ultimo anno si sono instancabilmente prese cure degli ultimi «nel nascondimento facendo sì che non venisse meno in questo tempo l’attenzione verso i malati, i poveri e gli emarginati. Nel buio di questi mesi abbiamo intravisto, e vogliamo ancora intravedere, la vera grande bellezza di Roma che si ritrova nei piccoli atti di amore quotidiano». Una bellezza che deve eguagliare e superare la meraviglia esteriore dei monumenti e delle chiese perché «l’uomo che oggi chiede il pane della dignità, del lavoro, della solidarietà, della giustizia, dell’amore – ha concluso il cardinale – chiede anche che chi dà il pane sia capace prima di tutto di donare se stesso».