Don Conforti: la mia comunità con lo sguardo verso i poveri

Parroco a San Mattia, è il primo sacerdote sul quale Papa Francesco ha imposto le mani un mese dopo la sua elezione. «Qui ho imparato il significato profondo della paternità»

Spot tv e radio, video e articoli – protagonisti anche i periodici diocesani come Romasette.it iscritti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) – mettono in luce, nell’ambito della campagna Cei per la sensibilizzazione sul sostegno ai sacerdoti, l’impegno dei presbiteri e le attività promosse grazie alla collaborazione con i laici. Opportunità per richiamare alla corresponsabilità economica verso l’operato dei sacerdoti e sentirsi “Uniti nel dono“. Nella campagna di sensibilizzazione si inserisce il racconto di storie dell’impegno di sacerdoti come quella di oggi dedicata all’esperienza di don Giuseppe Conforti e della comunità parrocchiale che guida, San Mattia nel quartiere Monte Sacro Alto

La sua è stata una vocazione adulta, frutto di un lungo percorso interiore. Un “sì” quasi urlato quando si è arreso a una chiamata compresa già da ragazzo ma che aveva ostinatamente rifiutato percorrendo altre strade e conseguendo una laurea in Economia e commercio. «Non mi ritenevo degno – confida -. Preconcetti dell’infanzia mi dipingevano il sacerdote come l’uomo perfetto, privo di fragilità». Ora si definisce «felice», di una gioia «mai sperimentata e che ha assunto un significato tutto nuovo». Un sentimento che don Giuseppe Conforti, per tutti don Pino, mette al servizio della comunità di San Mattia, a Monte Sacro Alto, dove è parroco da settembre 2021. «Gli ultimi tre anni mi hanno insegnato il significato profondo della paternità – dichiara -, un ruolo che, come quello del parroco, richiede una presenza costante, di essere un punto di riferimento per tutti, dai più giovani agli anziani, sapendo dire “sì” e “no” a seconda delle circostanze».

Nato a Matera 56 anni fa, ad aprile celebra 12 anni di ordinazione. «Sono stato il primo sacerdote sul quale Papa Francesco ha imposto le mani un mese dopo la sua elezione», ricorda. Dopo essere stato vice parroco nella parrocchia di San Policarpo e in quella dei Santi Simone e Giuda Taddeo, è arrivato a San Mattia, dove ha trovato un «gregge da radunare, una comunità che a causa della pandemia si era un po’ dispersa». Dopo alcuni lavori alla chiesa di “mattoni”, si è ricomposta quella fatta di giovani, famiglie, anziani. Oggi San Mattia per lui è «una vera famiglia – dice -. C’è grande senso di collaborazione, solidarietà, vicinanza. È una comunità che sa pregare, che trova forza nella preghiera e che ha sempre lo sguardo rivolto verso i poveri».

Il gruppo Carità, di cui è responsabile Alessandro, lavora su quattro fronti. «Ogni terzo lunedì del mese dalla parrocchia partono tre macchine con la cena per 200 senza dimora che gravitano nei pressi della stazione Tiburtina – racconta -. Questo servizio coinvolge tanti parrocchiani perché i pasti vengono preparati a casa. C’è inoltre chi dona capi d’abbigliamento, scarpe, coperte e per Natale i bambini del catechismo hanno effettuato una raccolta di indumenti intimi». Ogni domenica mattina viene inoltre preparato un pasto caldo per una decina di senza dimora che stazionano nel quartiere mentre ogni due settimane viene distribuito il pacco viveri a 25 famiglie. «Non di rado, chi riesce a trovare un lavoro e si rimette in sesto ci comunica di non aver più bisogno del pacco e di destinarlo ad altre famiglie – sottolinea Alessandro -. È un bel segnale, un grande gesto di altruismo».

Ogni giovedì pomeriggio poi è aperto il Centro di ascolto parrocchiale, «per far incontrare domanda e offerta di lavoro – aggiunge don Pino -. È anche un modo per conoscere meglio le famiglie, individuare le fragilità e intervenire». La mattina in parrocchia vi è un’intensa attività di volontari intenti nella manutenzione degli spazi parrocchiali, dai giardini alle aule del catechismo. Il pomeriggio, invece, si anima di bambini iscritti all’attiguo istituto comprensivo Renato Fucini. Oltre a quelli che frequentano gli 11 gruppi del catechismo per la prima comunione, i 4 per la cresima e il gruppo post-cresima, numerosi quelli che si ritrovano all’oratorio aperto tutti i pomeriggi fino alle 18.30 e la domenica mattina. «I bambini giocano e le famiglie socializzano – spiega don Conforti -. Dato che durante l’inverno diventa buio presto, abbiamo installato i pannelli solari per illuminare il campo da calcio, i due di basket e le giostrine per i più piccoli».

A turno si occupano dell’oratorio tre papà e due adolescenti. «Sto cercando di creare gruppi per ogni ambito – riferisce il parroco -. Io credo che il sacerdote debba controllare e avere la conoscenza globale di quel che accade in parrocchia ma deve anche essere capace di delegare, non di accentrare tutto a sé». Dal giovedì al sabato, ad esempio, quindici persone, tra insegnanti in pensione e volontari, si occupano dello studio assistito e delle ripetizioni scolastiche a 55 bambini e adolescenti.

Quella di San Mattia è una comunità che ha manifestato l’esigenza di comprendere in profondità la Parola di Dio. «Poco prima di Natale si è concluso un cammino di approfondimento sulla professione di fede – le parole di don Pino -, e ne è partito uno sugli Atti degli apostoli, il 20 gennaio inizierà un itinerario di discernimento ispirato a sant’Agostino. Il terzo giovedì del mese ci sono poi incontri spirituali per la terza età». La formazione coinvolge anche gli universitari, per i quali è stato fondato il gruppo “Onora la tua intelligenza”, e i giovani lavoratori inseriti nel gruppo “Non di solo pane”. Chiara, 21 anni, studentessa di biologia alla Sapienza, fa parte del primo gruppo. «È l’occasione per intraprendere un cammino insieme alla scoperta di sé stessi – dice – e di prepararsi per trasmettere la fede ai più piccoli». La ragazza, infatti, è anche catechista del gruppo post-cresima. «Per me San Mattia è casa – aggiunge -. La frequentavano i miei nonni, qui si sono sposati i miei genitori e qui ho ricevuto i sacramenti. Ed è sempre qui che sono nate le mie amicizie più care».

Molto partecipata anche l’adorazione eucaristica che si tiene ogni venerdì dalle 17 alle 18.30. «Il terzo venerdì del mese è animata dagli adolescenti e dai giovani universitari – dice il sacerdote -. Trascorrono tutto il pomeriggio in parrocchia perché prima i ragazzi fanno catechismo e preparano il momento di preghiera comunitario, poi cenano insieme, dalle 20.30 c’è l’adorazione e poi si ritrovano in oratorio».

10 gennaio 2025