Don Peppe Diana, «testimone della gioia»
Il ricordo della sorella Marisa, a Roma per partecipare all’udienza generale del Papa con l’Opera Pellegrinaggi Foulard Bianchi, fondata dal sacerdote nel 1993
L’evangelizzazione come «testimonianza, dell’incontro di Cristo», di cui io mondo ha estremamente bisogno, e dunque come testimonianza di vita. È stato il tema al centro dell’udienza generale di Papa Francesco di questa mattina, 22 marzo. Testimonianza di fede, onestà e concretezza: temi che vanno di pari passo con la vita di don Peppe Diana, il sacerdote campano ucciso dalla Camorra il 19 marzo del 1994, la cui sorella, Marisa, era presente in piazza San Pietro e ha incontrato e salutato Papa Francesco a fine udienza. Una presenza, la sua, non casuale. Dopo l’incontro di ieri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Casal di Principe – per i 29 anni dall’uccisione del sacerdote – Marisa Diana è arrivata oggi a Roma per i 30 anni dell’Opera Pellegrinaggi Foulard Bianchi, la onlus scautistica che accompagna i malati a Lourdes fondata dal fratello nel 1993. Con lei, circa una cinquantina di membri dell’associazione che hanno partecipato all’udienza e salutato il pontefice.
Tra i tantissimi ricordi personali «che conservo nel cuore – racconta – quello più importante è la gioia nei suoi occhi nei momenti cruciali della vita della nostra famiglia, come la nascita di mio figlio o anche semplicemente nei pranzi domenicali e festivi. Non capitava spesso, ma era sempre una gioia». Una gioia che don Peppe ha sempre trasmesso nelle sue omelie e nel suo ministero, impegnato in particolare per togliere i giovani dalla strada e dalle grinfie della criminalità organizzata, che non ebbe remore nel freddarlo il giorno del suo onomastico, nel corridoio che dalla sagrestia portava alla chiesa dove si stava dirigendo per celebrare Messa. «Il suo lascito spirituale è quello di mettere in pratica il Vangelo, come del resto ci ha ricordato oggi il Papa – spiega Marisa – e di annunciare sempre la verità e la giustizia». Quella giustizia che gli costò la vita ma che agognava per la sua amata terra. «Oggi – sottolinea la sorella – il suo esempio è vivo ed è quello del coraggio, di non tacere, per amore del suo popolo», come proprio don Peppe Diana scrisse in una lettera indirizzata ai suoi concittadini: «Per amore del mio popolo non tacerò».
L’incontro tra Marisa e il Santo Padre, a margine dell’udienza – quando lei stessa e alcuni responsabili dell’Opera Pellegrinaggi Foulards Bianchi hanno lasciato in dono al pontefice alcuni libri sulla vita del sacerdote – «è stato commovente e ricco di significati». Per la donna, «la stretta di mano del Papa è stata un segno di vicinanza del vescovo di Roma e in generale della Chiesa, che oggi tanto ci serve non solo come familiari ma in generale come cittadini, per portare avanti quella responsabilità contro le mafie che stava a cuore a mio fratello».
22 marzo 2023

