Don Valenti (San Saturnino): i fedeli chiedono autenticità e paternità

Il sacerdote: «La forza di un parroco, essere radicato nel territorio anche per intercettare i bisogni di tutti». La Casa della carità Carlo Javazzo, per rifugiati e richiedenti asilo

Spot tv e radio, video e articoli – protagonisti anche i periodici diocesani come Romasette.it iscritti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) – mettono in luce, nell’ambito della campagna Cei per la sensibilizzazione sul sostegno ai sacerdoti diocesani, l’impegno dei presbiteri e le attività promosse grazie alla collaborazione con i laici. Opportunità per richiamare alla corresponsabilità economica verso l’operato dei sacerdoti diocesani e sentirsi “Uniti nel dono“. Nella campagna di sensibilizzazione si inserisce il racconto di storie dell’impegno di sacerdoti diocesani: dopo quelle dedicate a don Meloni, a don Simeone, a don Sparapani, a monsignor Mancini, a monsignor Gnavi e a monsignor Celli, Romasette.it propone l’esperienza di don Marco Valenti, parroco di San Saturnino nel quartiere Trieste.

La mattina spesso lo si incontra al mercato a fare la spesa o in fila in farmacia o dal medico. Frequenti le visite agli ammalati e agli anziani a cui porta la comunione. Cerca in tutti i modi di “vivere” il quartiere perché «la forza di un parroco è quella di essere radicato nel territorio anche per intercettare i bisogni di tutti». È don Marco Valenti, nato a Cantalupo Sabino 62 anni fa, sacerdote da 37, parroco di San Saturnino, nel quartiere Trieste, da 13 anni. È sato sacerdote in quartieri periferici come in quelli centrali e dice di aver «sperimentato che la presenza tra la gente dà vita a relazioni autentiche» perché con il trascorrere del tempo «si diventa un punto di riferimento della comunità».

Don Marco è cresciuto nel paesino della Sabina, in provincia di Rieti. In zona c’era la sede della villeggiatura estiva del Seminario Minore al quale poi si iscrisse. È così che è iniziata la vita “romana” di don Valenti, secondo il quale negli anni il ruolo del sacerdote è cambiato. «Un tempo – afferma – era una figura maggiormente riconosciuta ed era anche più semplice instaurare rapporti. Oggi, invece, è come se dovessimo quotidianamente riconquistarci la fiducia dimostrando concretamente di mettere in pratica ciò che predichiamo. I fedeli si aspettano autenticità e paternità, in modo particolare le coppie di fidanzati che il sacerdote accompagna al matrimonio e i giovani che durante i colloqui spirituali iniziano a comprendere la loro vocazione e la chiamata del Signore». A tal proposito  ricorda di aver messo “a frutto” la sua paternità accompagnando al sacerdozio un giovane negli anni in cui è stato parroco di San Giuseppe Artigiano, al Tiburtino, comunità che ha guidato dal 1996 al 2010.

A San Saturnino don Valenti ha trovato una parrocchia grande, di 20mila abitanti, con realtà ed esigenze diverse. Il pomeriggio è quasi sempre nell’ufficio parrocchiale pronto a farsi carico dei problemi altrui. «Le difficoltà delle famiglie sono numerose – dichiara – e mai avrei immaginato che in un quartiere come questo, confinante con i Parioli, avrei sentito parlare di “hikikomori”. Vengono a trovarmi mamme disperate perché i propri figli dalla pandemia sono rinchiusi in casa». La pastorale giovanile è forse quella che crea più preoccupazioni. La vita comunitaria è frequentata da pochi ragazzi e la pandemia non ha fatto altro che «accelerare quel calo che è fisiologico dopo il sacramento della cresima. Si fa molta fatica a coinvolgerli – riferisce il sacerdote -, ci proviamo in ogni modo. Abbiamo un seminarista, che diventerà sacerdote a fine aprile, che si impegna molto in tal senso ma la risposta dei ragazzi non è quella desiderata». Per la prima volta don Marco nota un calo anche nella presenza dei bambini che frequentano il catechismo per l’iniziazione cristiana. «I numeri sono ridotti – dice -, ma sono i bambini in generale ad essere pochi. Lo scorso anno abbiamo celebrato 147 funerali e 25 battesimi».

Nella gestione delle attività, dei vari gruppi parrocchiali e per la manutenzione della grande parrocchia di via Avigliana, don Marco può contare sull’aiuto di molti laici. «Sono tutti tanto disponibili», afferma, reputandosi fortunato di poter contare sul «valido supporto» di tanti parrocchiani, perché «ci sono dei momenti in cui ci si sente amministratori più che pastori». Il sovraccarico di cose da fare rischia di mettere disordine tra le priorità e don Valenti riflette che in una società in cui si va sempre di fretta «sarebbe da calendarizzare la propria custodia. Il sacerdote deve ritagliare del tempo per se stesso, per pregare da solo, per coltivare le proprie amicizie, per confrontarsi con i confratelli. Non è un gesto egoistico – avverte -. È un modo per guardarsi dentro e rinnovare ogni giorno il sì al Signore».

Tra le tante attività che vengono portate avanti a San Saturnino, il parroco ricorda l’iniziativa “Quartieri solidali”, che «ha aiutato tanti anziani a sentirsi meno soli», e la Casa della carità “Carlo Javazzo”, che dal 2015 ospita rifugiati o richiedenti asilo. Un’esperienza, quest’ultima, che «fa bene soprattutto alla comunità. In un clima non favorevole come quello che stiamo vivendo, la conoscenza di queste persone e delle motivazioni che le hanno spinte ad abbandonare il proprio Paese azzera il rischio di razzismo». Don Marco è inoltre l’artefice della “Casa Famiglia Salesia” per minori in condizioni di disagio familiare, avviata in un’ex scuola materna ed elementare delle Suore di San Francesco di Sales. «Desideravo una casa famiglia inserita in parrocchia – dice – e si è quindi deciso di adibire all’accoglienza la ex scuola. Può ospitare fino ad otto bambini e bambine dai 4 ai 12 anni, sia italiani che stranieri, segnalati dagli assistenti sociali».

23 marzo 2023