Draghi e Putin al telefono per parlare di pace

Al centro del colloquio, l’andamento del negoziato tra Russia e Ucraina. Dal premier italiano l’appello a fermare le armi per lasciare il posto alla diplomazia. Ribadita la disponibilità dell’Italia a contribuire al processo di pace, «in presenza di segni di de-escalation da parte russa»

Fermare al più presto le armi per lasciare il posto alla diplomazia, rendendo più vicina la fine della guerra. Questo l’appello che il premier italiano Mario Draghi ha rivolto ieri pomeriggio, 30 marzo, al presidente russo Vladimir Putin, in una lunga telefonata, durata quasi un’ora. Un colloquio preparato con cura da Palazzo Chigi – a quasi due mesi di distanza dall’ultimo contatto con il Cremlino -, nel quale è stato messo sul tavolo anzitutto l’andamento del negoziato tra Russia e Ucraina e i suoi ultimi sviluppi. All’indomani delle trattative aperte a Istanbul, che vedono Stati Uniti e Unione europea scettici sui reali passi avanti senza che tacciano le armi, il presidente del Consiglio italiano ha chiesto «quanto prima» un cessate il fuoco, «per proteggere la popolazione civile e sostenere lo sforzo negoziale». Allo stesso tempo, «ha ribadito la disponibilità del governo italiano a contribuire al processo di pace, in presenza di chiari segni di de-escalation da parte della Russia», come ha ribadito in più riprese.

Un punto, quest’ultimo, sul quale sembra apparire qualche spiraglio, riconosciuto a fasi alterne, e con letture a volte opposte, sia da Kiev che da Mosca, dopo settimane in cui – ha sostenuto più volte Draghi in tutte le occasioni pubbliche – Putin non ha mai dato veri segnali di volere la pace, disattendendo gli impegni sui corridoi umanitari e continuando a colpire le città con l’artiglieria pesante, anche alla vigilia dei negoziati di Istanbul. Tanto che, in mattinata, anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio preannunciando il colloquio telefonico del pomeriggio aveva affermato: «Valuteremo gli annunci russi dai fatti». Un realismo con il quale anche Draghi ha accolto le dichiarazioni del presidente della Federazione russa, che, secondo quanto riferito da Palazzo Chigi, ha espresso soddisfazione perché l’Ucraina starebbe accettando la questione della neutralità territoriale, di cui peraltro l’Italia, con altri alleati, potrebbe fare da garante. Da chiarire la possibilità di assecondare la richiesta ucraina di un «obbligo di difesa» a cui legare i Paesi garanti.

Sullo sfondo del confronto tra i due leader, la questione del gas. «Il presidente Putin – informano da Palazzo Chigi – ha descritto il sistema dei pagamenti del gas russo in rubli». Possibile – secondo l’interpretazione dell’Europa – che le sanzioni inizino a pesare sull’economia di Mosca, tanto che Putin avrebbe assicurato al cancelliere tedesco Olaf Scholz che i pagamenti potranno continuare per il momento ancora in euro. E che in ogni caso che il passaggio alla moneta russa non sarebbe “peggiorativo” dei contratti sottoscritti dai clienti europei. Su questo punto il premier italiano avrebbe ascoltato senza replicare, anche se la posizione dell’Italia è quella dell’Ue, già emersa la scorsa settimana a Bruxelles, secondo cui la richiesta di pagare il gas in rubli sarebbe una «violazione» dei contratti, respinta dall’Unione europea e dai Paesi del G7.

«I due leader – riferiscono ancora dalla presidenza del Consiglio dei ministri – hanno concordato sull’opportunità di mantenersi in contatto». Si attendono quindi nuovi colloqui.

31 marzo 2022