Educazione e questione di genere, priorità per la scuola

Silenzi, sguardi, sogni e desideri di ragazzi e ragazze quando in classe arriva l’epistolario di una donna del ‘500, «nobile poetessa lucchese»

La scorsa settimana ho portato una donna del Cinquecento in classe: Chiara Matraini (1515-1604). Autrice di rime di stampo petrarchesco, definita già in vita «nobile poetessa lucchese», durante la sua vita Chiara Matraini fu al centro di numerose maldicenze in merito alla propria vita privata. In particolare, intrattenne già vedova una relazione con il nobile Cesare Coccapani, testimoniata da un bellissimo epistolario. È stata proprio una di queste lettere a regalare a me, e credo anche alla mia classe, un’ora di lezione di quelle che poi ti porti nella testa per qualche giorno.

chiara matarini poetessa del 500Nel testo letto a scuola, Chiara Matraini scrive a Cesare Coccapani ringraziandolo per una gratificazione avuta in merito ai propri scritti. L’occasione è però colta dalla poetessa per rivendicare con forza tutta la sofferenza e il senso di costrizione patito a causa di una vocazione letteraria convinta e consapevole del proprio valore ma tarpata dalla propria condizione femminile. In particolare Chiara Matraini se la prende con il fatto «che bisogna a donna onesta usare e di que’ maladetti sospetti a’ quali conviene poi di più soddisfare», ovvero, diremmo noi oggi, a sottostare a maladetti stereotipi di genere.

Le parole che hanno risuonato con più forza in classe sono state proprio quelle in cui la poetessa, rivendicando il dono «dell’intelletto e la ragione», affermava le «cose maravigliose» in potere alle donne, nelle lettere, nelle arti, fino alla prosa, ovvero il linguaggio proprio della speculazione. Abbiamo avuto così modo di discutere, a partire dalla voce di quella donna del Cinquecento che in un tempo assolutamente ostile non concedeva un millimetro in meno alla propria pretesa di dignità, domandandoci se davvero oggi, nel 2019, esista una questione femminile anche nelle nostre classi, anche nella nostra scuola, anche nel nostro tempo.

Consapevole di avere posto una domanda retorica (perché è chiaro, banale, riconoscere come tutt’ora esista una questione cruciale di genere) ancor prima che dalle risposte sono stato colpito dai silenzi e dagli sguardi che testimoniavano l’attivazione di un conflitto delle idee, la messa in gioco dei propri vissuti personali, il fare trasparire in controluce il timore ma anche il coraggio fragile di un processo di consapevolezza di se stessi e se stesse nel pieno del proprio sviluppo. Sono infine emersi i sogni di ciò che si vorrebbe e la paura di ciò che invece potrebbe essere, i desideri personali e le aspettative indotte e imposte, soprattutto è emersa la realtà, quella realtà che i nostri ragazzi e le nostre ragazze già sanno leggere con lucidità e intelligenza spesso a noi sconosciute.

Tenendo per me i riscontri specifici di alunni e alunne con i quali e le quali condivido il mio percorso, sono tornato a casa con l’idea che in un tempo che oscilla tra modelli femminili e maschili portati all’eccesso e sottratti al tema cruciale della relazione reciproca, ribadire la portata educativa della questione di genere e della sua presa in carico da parte della scuola sia davvero una delle priorità a cui mai e poi mai dovremmo sottrarci.

25 settembre 2019