Educazione e scuola, evitare i pregiudizi

Una riflessione sul ruolo della propria esperienza di alunni e di genitori: un bagaglio a volte ingombrante nelle tante questioni su quel cantiere sempre aperto che è l’istruzione

C’è una questione sulla quale mi interrogo spesso e che però faccio sempre fatica a mettere a fuoco. Si tratta di questo: mi pare che mai come nei discorsi e soprattutto nei giudizi sul mondo della scuola si sottovaluti fortemente il peso della propria esperienza pregressa e lontana di alunne e alunni, ma ancora di più, per chi lo è, della propria esperienza di genitori di alunne e alunni. Bene, bravo Contu: premio Nobel per l’ovvietà. Provo a spiegarmi, spero.

Fosse anche per un mero dato statistico personale, in un tempo nel quale i luoghi deputati al pronunciamento del proprio personalissimo «io so» sul mondo della scuola si sono moltiplicati fino a superare il numero delle stelle del cielo, nei tanti casi di persone che conosco più da vicino noto spesso e volentieri una proiezione di eventuali difficoltà patite nel privato, così come parimenti di certezze maturate sempre nel privato, a metro più o meno conscio di giudizio assoluto e generale sul sistema scolastico. Tanto per esemplificare alla grossa, dato un numero xy di casi, avrò genitore x che conosco bene e del quale so anche le difficoltà patite dal figlio o dalla figlia, il quale prevedibilmente sosterrà certe posizioni, così come avrò genitore y che conosco bene e del quale so il percorso più lineare del figlio o della figlia, il quale sosterrà posizioni altrettanto prevedibili. Bene, bravo Contu: doppio premio Nobel per l’ovvietà, come non potrebbe essere così? Provo a difendermi, spero.

Ho quattro figli. Lavoro nella scuola da vent’anni, e più o meno per lo stesso numero di anni ho avuto a che fare – e ne avrò ancora per un bel po’ – con i loro percorsi scolastici. Io per primo mi rendo conto che, a differenza delle diverse esperienze che i quattro hanno avuto e che stanno avendo, devo durare una fatica non da poco per tenere sotto controllo l’istinto irrefrenabile nel partorire giudizi, categorie, financo teorie sulla scuola e sulle sue prassi a partire dal referto ingombrantissimo del mio vissuto, connotato fortemente da quanto è accaduto e accade ai miei figli. Ecco, questo mi pare un bel problema, con il beneficio del dubbio che magari sia solo mio, ma anche con la percezione che tale aspetto sia molto delicato e diffuso.

Perché quando si va a discutere, al parcheggio della scuola mentre si aspettano i figli, su un post, un articolo, o nel dibattito più pubblico che ci sia, di questioni complesse come la prassi educativa, le sue metodologie, la valutazione, lo stato dell’arte di quel cantiere sempre aperto che è la singola ora di lezione, la mattinata di una classe, l’anno scolastico di un istituto, le stagioni della scuola italiana, la sua storia e il suo destino, i problemi e gli accadimenti tutti, insomma, ogni volta che si ragiona di educazione e di scuola, credo proprio che l’operazione preliminare che andrebbe fatta sia quella di considerare il proprio dato personale e il suo valore relativo e positivo, ma che per essere tale andrebbe anzitutto sorvegliato nel suo potenziale porsi come un giudicato-prima ovvero come pregiudizio.

19 aprile 2023