Elezioni, Alleanza contro la povertà: «Reddito di cittadinanza, strumento fondamentale»

Il documento politico rivolto a tutti i partiti impegnati nella campagna elettorale, con le richieste per riformare e migliorare la misura, indispensabile per il contrasto alla povertà in Italia

L’Alleanza contro la povertà ha prodotto un documento politico, rivolto a tutti i partiti impegnati nella campagna elettorale, per sottolineare che, nonostante il Reddito di cittadinanza non sia una misura ancora perfetta, è comunque uno strumento fondamentale per contrastare la povertà in Italia e quindi va difeso, rafforzato e migliorato. Ogni povertà è quasi sempre  multidimensionale e complessa, non se ne può dare – come invece spesso accade nella propaganda elettorale – una versione monocausale e tutta incentrata sul lavoro. L’Alleanza in questi anni ha studiato, verificato e raccolto elementi per superare le criticità della misura e renderla più adatta alla fase sociale in corso.

Nel comunicato, l’Alleanza sintetizzare le principali richieste per riformare il Reddito di cittadinanza. A cominciare dalle modifiche dei requisiti all’accesso. Primo punto, la presentazione della domanda: partire col piede giusto accompagnando le persone nella fase di presentazione della domanda presso i punti unici di accesso. Secondo, la scala di equivalenza: la scala attuale penalizza le famiglie con più figli. La soluzione coerente consiste nel far uso della scala di equivalenza Isee. Terzo, gli stranieri: la norma attuale prevede un vincolo discriminatorio per cui per essere beneficiari del Rdc occorre essere residenti in Italia da 10 anni. Si tratta di portare tale vincolo sul più ragionevole livello dei 2 anni. Quarto, il patrimonio mobiliare: sarebbe importante allentare il vincolo aggiuntivo sul patrimonio mobiliare, prevedendo un innalzamento della soglia per includere coloro che sono poco sopra il margine o renderlo più flessibile.

Si prosegue quindi con le modifiche relative alla presa in carico e alla gestione. Il punto 5 è dedicato all’analisi premilinare: la normativa del Rdc prevede un automatismo rispetto alla destinazione della presa in carico (personalizzata) tra Centri per l’impiego e Servizi sociali comunali. Si tratterebbe allora di reintrodurre l’analisi preliminare del nucleo beneficiario in modo da valutare adeguatamente i suoi bisogni multidimensionali, rivedendo il meccanismo automatico di selezione dei percorsi di inserimento per migliorare la capacità di intercettare il disagio sociale. Inoltre, è importante rafforzare la collaborazione e il coordinamento tra Cpi e Servizi sociali territoriali tramite la definizione di protocolli di lavoro congiunto e promuovere l’utilizzo integrato delle banche dati degli enti coinvolti nell’implementazione del Rdc (Inps, Comuni, Gepi, MyAnpal).

Al punto 6 ci sono i Progetti utili alla collettività (Puc), che dovrebbero essere resi volontari, secondo una logica basata sull’empowerment e la capacitazione dei soggetti più fragili. Spazio quindi ai percorsi di riqualificazione (punto 7): serve accogliere i nuovi profili a rischio di povertà; il sostegno economico deve essere una delle due gambe del Rdc, i servizi per favorire il ritorno al lavoro devono essere l’altra, tenendo conto della nuova platea di poveri. Il Rdc deve prevedere percorsi ben funzionanti e mirati di aggiornamento e miglioramento delle competenze e un nuovo disegno della compatibilità tra Rdc e reddito da lavoro, per evitare la trappola della povertà. Punto 8, infine: inwork benefit, per un Rdc “amico dell’occupazione”: si tratterebbe di ridurre l’aliquota marginale (la “tassazione”) applicata al reddito da lavoro, abbassandola dal 100% fino al 60%, e di aumentare il reddito.

2 settembre 2022