Emergency: sbarcati a Ortona i 161 naufraghi soccorsi

Le operazioni della Life Support effettuate in accordo con la Guardia costiera. A bordo anche 26 donne, tra cui 3 incinte. «La Tunisia rischia di diventare la nuova Libia»

Sono sbarcati ieri pomeriggio, 28 marzo, nel porto di Ortona i 161 naufraghi soccorsi nella notte tra 24 e 25 marzo dalla nave Life Support di Emergency in tre diverse operazioni di salvataggio, tutte effettuate in accordo con la Guardia costiera italiana. Nelle parole del capo missione Emanuele Nannini, «rispetto a quanto sarebbe servito per raggiungere porti più vicini, arrivare ad Ortona ha implicato 2 giorni ulteriori di navigazione rispetto a un porto siciliano. Questo vuol dire che la Life Support sarebbe potuta essere già in viaggio verso acque internazionali per salvare altre vite umane – commenta -. Per raggiungere il porto abbiamo affrontato condizioni meteo marittime avverse e particolarmente impegnative: nella scorsa notte le onde erano di quattro metri e le condizioni sono state difficili sia per l’equipaggio che per i naufraghi a bordo che hanno sofferto molto, mentre la legge internazionale prevede che sarebbero dovuti essere portati in un luogo sicuro il prima possibile».

Le persone tratte in salvo provengono da Burkina Faso, Camerun, Ciad, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea Conakry, Liberia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, Senegal, Somalia, Sud Sudan, Sudan. Oltre un terzo dei superstiti sono minori (61), di cui 7 accompagnati e 54 non accompagnati. A bordo sono presenti anche 26 donne, di cui tre incinte. «Vogliamo tornare quanto prima nel Mediterraneo, mettendoci a disposizione delle autorità competenti presenti in mare», continua Nannini, che racconta anche delle «moltissime segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo» ricevute durante quest’ultima missione, «soprattutto sulla rotta tunisina. Di fatto – prosegue -, siamo stati testimoni degli effetti delle recenti politiche tunisine verso gli stranieri presenti sul proprio territorio e della grave crisi economica che sta affliggendo il Paese. A bordo, i superstiti ci hanno raccontato come la Tunisia rischia di diventare la nuova Libia: arresti arbitrari e violenze da parte della polizia, rapine armate senza che nessuno intervenga, case incendiate perché abitate da stranieri».

I naufraghi raccolti nella prima missione erano partiti da Zwara, in Libia; nella seconda e nella terza missione invece sono state salvate persone salpate da Sfax, in Tunisia, che avevano passato più di tre giorni  in mare navigando alla deriva. A raccontarlo è una donna della Costa d’Avorio, tra i superstiti: «Ho passato tre giorni in mare, senza bere, né mangiare, senza avere la possibilità di usare un bagno, sotto il sole cocente e nel freddo notturno. Quando ci avete soccorsi, avevo ovunque sul corpo la benzina che si era rovesciata dalle taniche. Non riuscivo a camminare, a reggermi in piedi. Mi hanno dovuta portare di peso». Viene dalla Costa d’Avorio anche l’uomo che racconta: «Appena ho visto peggiorare la situazione in Tunisia ho deciso di far partire subito mia moglie con la nostra bimba. Non vedo l’ora di ristringerle tra le mie braccia. Io sono rimasto in mare tre giorni – riferisce -. Abbiamo incontrato tanti pescherecci, ma i pescatori ci dicevano che non potevano farci imbarcare sulle loro navi perché rischiavano denunce penali. Avrebbero chiamato i soccorsi. Quando abbiamo visto la vostra nave abbiamo capito che non ci avreste lasciato morire».

Tutti i naufraghi che hanno vissuto o transitato in Libia riportano di episodi di violenza: «Io e la mia nipotina di 4 anni, che accudivo all’epoca, siamo rimaste in prigione in Libia per un anno. Mi hanno picchiata in qualsiasi parte del corpo. Ho ancora le cicatrici. Ogni sera sceglievano una donna da violentare. Per fortuna a me non è mai toccato. Mentre ci picchiavano, fumavano come se fosse un gioco».

Attiva in operazioni di ricerca e soccorso dal dicembre 2022, la Life Support ha terminato ieri la sua quarta missione. In questi quattro mesi, ha salvato la vita di 564 persone.

29 marzo 2023