Ennio Morricone, «vero artista, fede schietta»

Il ricordo del vescovo Libanori, che ha celebrato il funerale privato. Presenti solo i familiari più stretti e qualche amico, come il regista Giuseppe Tornatore. La Messa per la Compagnia di Gesù. Consiglio straordinario in Campidoglio

Aveva chiesto un «funerale in forma privata» nel necrologio scritto di suo pugno, il maestro Ennio Morricone. E così è stato: le esequie si sono tenute lunedì 6 luglio nella cappella del Campus Bio–Medico di Roma, dove il compositore Premio Oscar era ricoverato a seguito di una caduta che gli aveva causato la rottura del femore, e dove si è spento nella notte tra domenica e lunedì. Presenti solo i familiari più stretti: la moglie Maria, i figli, i nipoti. Qualche amico, come il regista Giuseppe Tornatore e l’avvocato Giorgio Assumma, ma nessun altro. «Non voglio disturbare», aveva scritto il maestro. E così è stato.

A celebrare il funerale, il vescovo ausiliare per il settore Centro, padre Daniele Libanori. Amico lui stesso di Morricone, che conobbe quando era ancora rettore della Chiesa del Gesù e il compositore abitava poco lontano. «Ogni mattina presto usciva di casa, andava a comprare il giornale e poi veniva in chiesa a pregare – racconta il vescovo -; partecipava anche alla Messa con la signora Maria. Poi, per i duecento anni della ricostituzione della Compagnia di Gesù, io lo avvicinai, una mattina d’estate, e gli chiesi se fosse disposto a scrivere una Messa; aggiunsi subito che non avrei mai potuto dargli un compenso e lui, con la generosità che gli era propria, rispose di sì». Immediatamente, ricorda monsignor Libanori, «cominciò a pensare a un’orchestra, a un coro, come se ci stesse pensando da chissà quanto tempo. Ma poi – prosegue – di lì a una settimana mi chiamò e mi disse di andarlo a trovare, e una volta giunto a casa sua, dove c’era anche la signora Maria, e mi chiese di scioglierlo dall’impegno, perché proprio non riusciva nell’intento. Io lo tranquillizzai, dicendo che l’ispirazione quando viene viene… E sta di fatto che di lì a due mesi avevamo la Messa».

Da allora tra il gesuita e il compositore iniziò una frequentazione assidua. «Lo andavo a trovare spesso, era un uomo molto piacevole – rievoca il presule -. Era una sorta di divo antidivo, è rimasto se stesso nonostante fosse un uomo di fama mondiale, con la sua semplicità e immediatezza. Aveva un carattere sanguigno ma anche un’affettuosità grande». In poche parole, «un vero artista», come monsignor Libanori ha sottolineato anche durante il funerale. «L’ho detto nell’omelia: gli artisti muoiono ma lasciano in mezzo a noi la loro anima, perché lasciano la loro musica», dice il vescovo. Commosso, ricorda i momenti passati insieme. «Era una persona che non amava farsi condizionare; quando accettava una committenza voleva sempre metterci del suo». Era particolarmente soddisfatto per la colonna sonora di “Mission”, sottolinea il presule. «Ma la musica di Morricone – riflette – regge benissimo anche senza il film, anche ascoltata senza guardare le scene. Davvero è musica sublime, nella quale ha tradotto i suoni della natura, e ha saputo cogliere gli stati dell’animo umano
trasformandoli in suoni. Questo è il genio».

Eppure sempre riservato, in particolare «riguardo alla sua fede – dice monsignor Libanori -; la sua è stata una fede semplice e schietta, era uomo dai sentimenti profondi. Ha sempre vissuto in maniera molto discreta. Se da una parte calcava i palcoscenici più famosi del mondo, quando rientrava a Roma viveva geloso della sua intimità». All’insegna della riservatezza decise di celebrare anche il sessantesimo anniversario di matrimonio con l’amata Maria (che nei giorni scorsi ha ricevuto una telefonata del Papa). A presiedere la cerimonia c’era, anche allora, l’amico “padre Daniele”. «Quello fu davvero un momento molto bello per tutti noi. Ha vissuto con grande intensità e grande sobrietà. Il mio è il ricordo di un uomo al quale ho voluto bene».

Intanto il prossimo venerdì 17 luglio l’Aula Giulio Cesare ospiterà un Consiglio straordinario dedicato a Ennio Morricone. Sarà prevista la presenza di ospiti per ricordare la figura del grande musicista non solo attraverso le parole di chi l’ha conosciuto e gli ha voluto bene ma anche attraverso l’ascolto di alcuni tra i suoi brani più celebri che hanno commosso ed emozionato intere generazioni. L’Aula voterà anche un documento per l’intitolazione dell’Auditorium Parco della Musica all’artista Premio Oscar.

13 luglio 2020