Pandemia, la geografia del Covid-19

60 i contributi, su una rivista curata da alcuni docenti di Tor Vergata, alla base di un atlante nazionale legato al virus. Studi anche sul crollo totale del turismo

La geografia non è solo disciplina mnemonica e di localizzazione ma anche e soprattutto strumento in grado di fornire un contributo ermeneutico, che amplia la gamma delle conoscenze rispetto alla diffusione della pandemia di coronavirus. Lo dimostra, una volta di più, “Le geografie del Covid-19”, il numero dedicato della rivista digitale open-source “Documenti geografici”, curata dal 2012 da un gruppo di geografi dell’Università Tor Vergata. Oltre sessanta contributi di ricerca affrontano «i cambiamenti in atto nelle relazioni tra spazio e uomo – illustra Pierluigi Magistri, docente di Geografia all’ateneo romano e tra i promotori del progetto di studio dedicato al Covid -, nella vita quotidiana e nella socialità, nella gestione amministrativo-territoriale e dei confini, nella percezione dei luoghi, nelle dinamiche geopolitiche e di cambiamento degli assetti e degli equilibri internazionali».

Per Franco Salvatori, professore ordinario di Geografia a Tor Vergata e direttore responsabile di “Documenti geografici”, lo sforzo collettivo di ricercatori ed esperti delle università di tutta Italia «rappresenta il ruolo della geografia nella comprensione e nell’interpretazione del fenomeno pandemico, in una prospettiva di “pronto utilizzo”». Perché delle conseguenze «di lunga durata» del virus, «che supereremo con il vaccino sul fronte sanitario ma che ha inciso fortemente anche a livello ambientale e sociale, devono farsi carico i governanti, cogliendo gli effetti della globalizzazione e riconoscendo come siamo tutti abitanti della stessa “casa comune”», sottolinea l’esperto citando l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Ancora, Salvatori auspica che questo studio porti a comprendere il «ruolo pubblico della geografia», favorendo un ripensamento rispetto alla disciplina «fin dall’insegnamento nelle scuole», dove sembra essere materia “minoritaria” rispetto alle cosiddette scienze dure, «quelle che preparano di più e meglio, nell’immaginario collettivo, a una professione». È invece importante riscoprire «il valore di formare ad un pensiero critico, capace di fare fronte alle grandi svolte epocali, quale è quella che stiamo vivendo – afferma con forza Salvatori -. Non a caso, il passaggio dal Medioevo all’Età moderna è caratterizzato dalle grandi scoperte geografiche»: è il 1492, anno del «superamento delle Colonne d’Ercole – fino ad allora interdette – ad opera di Cristoforo Colombo», a segnare l’ingresso nella modernità.

Anche Simone Bozzato, docente associato di Geografia all’Università Tor Vergata e curatore del numero in oggetto di “Documenti geografici”, auspica che sempre più «i geografi e i loro studi vengano percepiti come vicini alle domande delle persone», in grado di offrire chiavi di lettura e strumenti «per leggere gli effetti di un fenomeno su un territorio non solo dopo che quest’ultimo si è verificato, ma anche in fieri». Nel caso specifico si sono analizzate ad esempio «le correlazioni che le scienze mediche stanno evidenziando tra diffusione del patogeno e concause geografiche, da ricercarsi proprio nel “paziente territorio”», spiega il geografo. Ancora, interessante considerare come «spostamenti pendolari giornalieri, densità e strutture demografiche nonché morfologia del territorio e compromissioni ambientali hanno, con molta probabilità, esposto maggiormente alcune comunità rispetto ad altre». Bozzato cita poi gli articoli volti ad analizzare le ricadute del coronavirus sul settore del turismo. «Un ramo che dal 2003 non aveva mai manifestato segnali di crisi, nonostante quella economica che ha interessato negli ultimi anni il nostro Paese – illustra -, con il diffondersi del virus e il lockdown è stato invece interessato da un crollo totale». Da ultimo, il geografo anticipa che la raccolta di articoli dedicata alla pandemia «costituisce la base di partenza per la realizzazione di un atlante nazionale italiano del Covid–19, che è in cantiere come nuovo progetto».

All’interno di “Documenti geografici”, nell’ambito della rubrica “Agorà”, sono ospitate le voci di autorevoli personalità del mondo del sapere e della cultura; tra queste quella del vescovo  Gianpiero Palmieri, che ha offerto una riflessione teologico-pastorale con un contributo dal titolo “Diluvio ed Esodo: paradigmi biblici del ricominciamento” «su ciò che sta vivendo la Chiesa cattolica di Roma in questa situazione di cambiamento sociale dovuto al Covid- 9».