Famiglia, assegno unico: il disegno di legge approvato dalla Camera

La misura si inserisce nella strategia che il governo ha recentemente elaborato nel Family Act. Cinque gli articoli. Criteri di universalità e progressività

La lunga marcia dell’assegno unico e universale per i figli segna una tappa che autorizza ad avere qualcosa in più di una speranza. La Camera ha infatti approvato il disegno di legge-delega (noto come Del Rio-Lepri dai nomi dei deputati che nel 2018 hanno preso l’iniziativa parlamentare) in virtù del quale il governo dovrà istituire l’assegno e una serie di altre misure per favorire la natalità, sostenere la genitorialità e promuovere l’occupazione, soprattutto femminile. L’approvazione è avvenuta praticamente all’unanimità, con una sola astensione e nessun voto contrario. E questo è un evento nell’evento.

Il provvedimento viene da lontano. Il Forum delle associazioni familiari si batte per l’assegno unico da anni, con una tenacia che non è mai venuta meno di fronte ai continui rinvii e alle promesse non mantenute. Adesso la misura viene a inserirsi nella strategia complessiva che il governo ha recentemente elaborato nel cosiddetto Family Act, di cui l’assegno rappresenta uno dei pilastri principali. Ma in sede parlamentare c’è stato il concorso di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, e questo clima collaborativo induce a ipotizzare che il definitivo passaggio in Senato possa essere rapido e positivo. Dopo di che l’esecutivo avrà dodici mesi di tempo per esercitare la delega ricevuta dalle Camere, che hanno anche fissato i criteri a cui i decreti legislativi di attuazione dovranno attenersi.

Come sempre è cruciale la questione delle risorse. Per il momento si può contare sui fondi attualmente distribuiti tra le otto forme di sostegno in vigore, che in prospettiva saranno assorbite nell’assegno. Ma si calcola che occorreranno almeno altri 6-7 miliardi per rendere effettiva la riforma e quindi già dalla prossima legge di bilancio bisognerà compiere delle scelte concrete in questo senso.

Il disegno di legge consta di cinque articoli. Tra i «principi e criteri direttivi generali» si stabilisce che l’assegno sia assicurato per ogni figlio a carico con criteri di universalità e progressività e che l’ammontare di tale assegno sia modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare (Isee), tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare. L’assegno sarà ripartito in pari misura tra i genitori. In caso di separazione legale ed effettiva o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, l’assegno spetterà, in mancanza di accordo, al genitore affidatario. Nel caso di affidamento congiunto o condiviso l’assegno sarà ripartito, sempre in mancanza di accordo, nella misura del cinquanta per cento tra i genitori.

L’assegno sarà corrisposto in forma di credito d’imposta o di erogazione mensile di una somma di denaro: su questo punto la delega parlamentare lascia al Governo la possibilità di scegliere. Viene inoltre stabilito che al momento della registrazione della nascita l’ufficiale dello stato civile debba informare le famiglie sui benefici a cui hanno diritto. Per il monitoraggio sull’attuazione della riforma e sul suo impatto, sarà istituito un organismo ad hoc a cui parteciperanno le associazioni a tutela delle famiglie maggiormente rappresentative. (Stefano De Martis)

22 luglio 2020