Famiglia cristiana, digiuno e sciopero dei giornalisti

La protesta, il 14 dicembre, per esprimere «preoccupazione per il futuro delle testate e dei propri posti di lavoro». Periodici San Paolo: «Costernazione, stupore e rammarico»

 

Una giornata di sciopero, accompagnata da un digiuno. È la protesta indetta dai giornalisti di Famiglia Cristiana per il 14 dicembre. La decisione, si legge in una nota dell’assemblea dei giornalisti della Periodici San Paolo – che oltre a Famiglia Cristiana pubblica anche le testate Credere, Jesus e Il Giornalino -, è stata presa all’unanimità per «salvare la testata e lanciare un drammatico grido d’aiuto». 

Purtroppo, spiegano i firmatari della nota, «l’autorevolezza e la qualità delle nostre riviste sono sempre più minacciate da una politica aziendale miope e di corto respiro che considera tutti i lavoratori, giornalisti e impiegati, soltanto una riga di costo del bilancio mortificandone la dignità professionale. Dopo quasi tre mesi di trattative, infruttuose, tra l’Editore e il Comitato di Redazione sul rinnovo degli accordi integrativi aziendali disdettati unilateralmente dall’azienda nel giugno scorso, siamo costretti, nostro malgrado, a questo gesto simbolico che non ha precedenti nella quasi centenaria storia di Famiglia Cristiana». L’obiettivo è esprimere «tutta la nostra preoccupazione per il futuro delle testate e dei nostri posti di lavoro» e «denunciare l’accentramento di tutti i poteri e le funzioni nelle mani di una sola persona». Ancora: «Con questo digiuno vogliamo denunciare con sgomento che l’azienda non ha alcuna idea seria e credibile di futuro, rappresentata dall’assenza di un piano industriale degno di questo nome, se non quella di tagliare lo stipendio dei giornalisti e impiegati imponendo solo tagli, sacrifici e umiliazioni».

Nella replica della Periodici San Paolo, «costernazione, stupore e rammarico» per la pubblicazione del comunicato da parte dei propri giornalisti. «Costernazione per i toni aggressivi e per i contenuti che ci lasciano allibiti: tanti insulti, attacchi personali, vere e proprie falsità, ricorso artificioso a luoghi comuni che nulla hanno a che vedere con la problematica, nessuna apertura o proposta». Stupore, «perché a fronte di due incontri già fissati non riusciamo a capire come si possa affermare che l’azienda non sia disponibile al dialogo e al confronto». L’editore rivendica anche i numerosi incontri quasi settimanali tenuti a partire dal settembre scorso con il Comitato di Redazione «per trovare insieme una strada percorribile che permettesse di far fronte alla grave situazione economica e ponesse le basi per una ripresa così da assicurare un futuro di lavoro per tutti. Abbiamo anche incontrato l’Assemblea dei giornalisti in modo da condividere con tutti la difficile situazione aziendale».

L’ultimo punto, il rammarico, è dovuto al fatto che «si sta dimenticando lo sforzo fatto in questi anni difficili da parte del Gruppo Editoriale San Paolo per preservare, per quanto possibile l’occupazione. Ogni nostra azione è sempre stata improntata al pieno rispetto dei diritti dei singoli, nella piena osservanza delle norme di legge, di contratto e aziendali. Ne è prova tangibile il percorso di confronto con tutte le risorse aziendali iniziato da molti mesi e per quanto ci riguarda mai interrotto fino ad oggi». Indipendentemente dalla protesta dei giornalisti comunque «l’azienda ribadisce ancora una volta la volontà di portare a compimento l’azione di risanamento. Lo potrà fare esclusivamente con il contributo e la collaborazione di tutti».

13 dicembre 2017