Famiglie in festa a Sant’Ignazio di Antiochia

I festeggiamenti nel 69° di fondazione. Al centro, la Messa con il cardinale Monterisi, poi approfondimento, musica e intrattenimento

La comunità di Sant’Ignazio di Antiochia allo Statuario, nel quartiere Appio Claudio, ha voluto far coincidere i festeggiamenti per il 69° anniversario dalla fondazione della parrocchia con la festa della famiglia, perché «la parrocchia è la famiglia delle famiglie», ha spiegato il parroco don Jess Marquiña Maraño. Sabato 18 settembre il pomeriggio di festa, che ha avuto per tema “Vi ho chiamato amici”, si è aperto con le attività degli stands e dei laboratori per intrattenere e divertire bambini, giovani e adulti insieme. Ma il cuore dei festeggiamenti è stata la celebrazione dell’Eucaristia presieduta alle 18 – prima della serata in musica con un concerto dedicato alle famiglie – dal cardinale Francesco Monterisi, arciprete emerito della basilica di San Paolo fuori le Mura.

«Il Vangelo di oggi ci propone un insegnamento forte di Gesù e un impegno serio, specie per le famiglie – ha detto il porporato nella sua omelia, commentando il passo evangelico di Marco in cui Gesù indica che il più grande tra i discepoli è colui che sa farsi servo degli altri -. Il messaggio è valido per ogni famiglia: quella formata dagli sposi con figli, quelle più giovani e quelle religiose». In particolare, Monterisi ha indicato 4 caratteristiche che contraddistinguono la famiglia cristiana, «chiamata a mettersi a servizio della società». In primo luogo «l’amore tra i coniugi, che è la base di ogni unione per i cristiani, e che deve manifestarsi e mostrarsi anche nelle azioni concrete. Di seguito, l’amore per i figli, coronamento del matrimonio, da far sentire – come fa Gesù nel Vangelo portando come modello la purezza di un bambino – centrali non solo nella famiglia e nella Chiesa ma anche nella società», sono ancora le parole del presule, che ha pure sottolineato a questo proposito l’importanza dell’educazione religiosa per i più piccoli.

Il terzo tratto distintivo di una famiglia cristiana è «l’amore per i tutti i suoi componenti, specie quando si vive la sofferenza, che è bene saper accogliere nella prospettiva della gioia futura – ha continuato Monterisi -. Infine, la trasparenza tra le persone, che rende viva davvero la comunione familiare, e dunque la reciprocità, cioè il lavoro fatto l’uno per l’altro, che è manifestazione di grazia». Il porporato ha anche guardato all’enciclica “Amoris laetitia” di Papa Francesco – che dà il nome all’anno dedicato alla famiglia che si concluderà il 26 giugno 2022, in occasione del X Incontro mondiale delle famiglie a Roma -, «frutto di ben due Sinodi che il pontefice ha voluto per riflettere sui problemi attuali che interessano la famiglia e sulle possibili soluzioni», laddove «se è vero che negli ultimi tempi ci sono stati tanti cambiamenti positivi, come l’equiparazione del valore dell’uomo e della donna o il valore della famiglia riconosciuta quale risorsa per la società», è altrettanto vero che «con troppa facilità le famiglie si dividono, specie quando si mettono al centro l’individualismo e l’egoismo del singolo, mentre bisogna amarsi non solo con il cuore ma anche con l’impegno e la volontà di affrontare le difficoltà che si presentano». Da qui il riferimento a «famiglie sante della storia, come quella di Priscilla e Aquila, discepoli di san Paolo che si convertirono al cristianesimo, o dei coniugi Beltrame Quattrocchi, beatificati come coppia da Papa Giovanni Paolo II, che donano un esempio della gioia e di come si può essere santi come famiglia, quella santità della porta accanto di cui parla Papa Francesco e alla quale ogni famiglia è chiamata».

A precedere la Messa solenne, una conferenza sul tema-guida della giornata di festa “Vi ho chiamato amici”, con un intervento di Elisa Manna, del Centro studi della Caritas, che ha messo in luce la differenza tra «le emozioni dell’amicizia e il sentimento dell’amicizia, che è qualcosa di stabile e permanente, di chi è capace anche di dare la vita per l’altro», e di Mirko Ciminiello, dell’Associazione Pro Vita&Famiglia, che riprendendo l’enciclica “Humanae vitae” di Paolo VI ha riflettuto sull’aborto, «che non è affatto simbolo di emancipazione per la donna», e sull’eutanasia, ammonendo che «dobbiamo eliminare la sofferenza non il sofferente». Ancora, la testimonianza di una religiosa della comunità parrocchiale, suor Rosa, sulla vocazione e l’obbedienza, e di una parrocchiana, Alessia, sulla castità spirituale e coniugale.

20 settembre 2021