Foibe, una corsa per non dimenticare

Evento podistico per ricordare l’eccidio di migliaia di italiani gettati nelle fosse carsiche dagli uomini del dittatore Tito. Per la scrittirce Carla Cace «valenza simbolica importante per la memoria»

Evento podistico per ricordare l’eccidio di migliaia di italiani gettati nelle fosse carsiche dagli uomini del dittatore Tito. Per la scrittirce Carla Cace «valenza simbolica importante per la memoria»

Roma corre in memoria del massacro delle Foibe. Domenica 8 febbraio, alle ore 9, all’interno del quartiere Giuliano Dalmata, a ridosso della via Laurentina, si correrà la seconda edizione della “Corsa del ricordo”. Ci sarà una corsa non competitiva di cinque chilometri e un’ altra, competitiva, di dieci. Partenza e arrivo saranno in via Oscar Sinigaglia.

L’evento vuole commemorare gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Dalmazia e della Venezia Giulia durante, e immediatamente dopo, la seconda Guerra mondiale. Tra il 1943 e il 1946, oltre 25 mila persone, accusate di essere fascisti, oppositori del regime, dal dittatore comunista jugoslavo Tito, furono gettate e lasciate morire in fosse carsiche che nella Venezia Giulia sono chiamate “foibe”. Altre 350 mila persone furono strappate dalle loro case e deportate solo perché italiane. Molti esuli giunsero proprio a Roma e si insediarono lungo la via Laurentina, dove nacque, appunto, il quartiere Giuliano-Dalmata.

Alla presentazione della gara, avvenuta ieri, 3 febbraio, presso il palazzo delle federazioni, ha partecipato il pugile Nino Benvenuti, campione olimpico ai Giochi di Roma 1960, originario proprio dell’Isola d’Istria. Benvenuti ha ricordato con particolare commozione quel periodo buio della storia d’Italia che coinvolse anche i suoi familiari. «Vennero a cacciarci dalla nostra casa a Isola d’Istria – racconta. Ci dissero che il nostro villino serviva ai militari e al comandante. Si portarono via mio fratello, che aveva 17 anni e che tornò solo dopo sette mesi. Mia madre morì a causa del dolore. Il ricordo, anche attraverso una gara sportiva, di quei terribili eventi, è importante perché nessuna generazione futura possa più vivere drammi del genere. Aver vissuto tali nefandezze in prima persona – ha concluso – ha lasciato in me un solco indelebile e profondo».

La scrittrice Carla Cace, dell’associazione nazionale Dalmata e membro del comitato scientifico “10 febbraio”, ha espresso «vicinanza alla manifestazione, a nome di tutte le Associazioni Giuliano-Dalmate. Questa corsa – ha detto l’autrice di “Foibe ed Esodo. L’Italia negata” – rappresenta una vera e propria rivoluzione culturale. Le associazioni lottano da 60 anni per far conoscere la storia delle Foibe. Parlare del dramma di tanti connazionali attraverso lo sport e la cultura significa che i nostri morti e i nostri esuli possono riposare in pace. Si costruisce un ponte dove prima c’erano muri. La valenza simbolica di questa iniziativa, cui auguro di crescere di anno in anno, è enorme. Spero che possa diventare una manifestazione replicabile in altre città italiane e addirittura in Europa».

La corsa è inserita nell’ambito della “Giornata nazionale del Ricordo del 10 febbraio”, ed è promossa dalle Associazioni sportive sociali italiane di Roma in collaborazione con l’Asi Atletica Roma.

5 febbraio 2015