Fondazione Santa Lucia insieme a Banco Alimentare Lazio, contro lo spreco

1.500 le porzioni di cibo recuperate nei primi 4 mesi di sinergia. La mensa dei padri Somaschi all’Aventino. Nella pandemia, aumentate le richieste di aiuto

Dallo scorso febbraio la Fondazione Santa Lucia, la struttura sanitaria romana specializzata nel campo della neuroriabilitazione e della ricerca, ha scelto di sostenere il Banco Alimentare del Lazio nella lotta contro povertà e spreco. «Sono 1.500 le porzioni di cibo che sono state recuperate nei primi 4 mesi di sinergia», ha illustrato Giuliano Visconti, presidente del Banco Alimentare del Lazio, nel corso della conferenza stampa che ha avuto luogo questa mattina, 16 giugno, nella basilica dei Santi Bonifacio e Alessio, all’Aventino.

Negli ambienti del luogo di culto affidato ai padri Somaschi, «da oltre vent’anni, con l’aiuto del Banco Alimentare – ha spiegato padre John Kumar, referente del progetto solidale -, è attiva una mensa per i poveri,  dal lunedì al venerdì». Durante il lockdown, ha detto ancora il religioso, «siamo rimasti aperti anche il sabato e la domenica, per essere concretamente vicini a quanti hanno manifestato tristezza, paura e specialmente un forte senso di solitudine a causa della pandemia». Sono circa 100 le persone che afferiscono alla mensa e 15 le famiglie sostenute con i pacchi viveri.

«La grave crisi che stiamo vivendo a seguito dell’emergenza sanitaria – ha sottolineato Visconti – rende sempre più necessaria l’alleanza tra il terzo settore e il mondo dell’imprenditoria». Ancora, il responsabile del Banco Alimentare  ha parlato di «un piccolo traguardo» illustrando «il primo recupero da una struttura sanitaria quale è quello reso possibile, per la mensa presente nella basilica, dal sostegno di due partner come Fondazione Santa Lucia e la Ristorazione Pellegrini dell’area Centro-Sud». Visconti ha poi messo in luce come «dai primi di marzo, in corrispondenza dell’emergenza Covid-19, c’è stato un incremento della richiesta pari al 30-40%, domande di aiuto che si sono andate a sommare alle 90mila persone che il Banco alimentare regionale aiuta mediamente». Nel 2019, in particolare, sono state 3.500 le tonnellate di cibo distribuito dal Banco Alimentare del Lazio mentre nei primi 4 mesi del 2020, interessati dalla pandemia e dal lockdown, sono già più di 1.800 quelle recuperate e redistribuite.

Il recupero delle eccedenze «è una buona prassi ma sopratutto un modello replicabile», ha sottolineato la deputata Maria Chiara Gadda, promotrice della Legge 166 del 2016, nota proprio come “legge antispreco”. «L’obiettivo è rendere il recupero alimentare, ma non solo, normale e sempre più strutturato – ha auspicato -. Si tratta prima di tutto di educare al dono, alla cura dell’altro, dando nuovo valore a ogni genere di prodotto che, quando è in eccedenza, perde il proprio valore commerciale». Da quando, quattro anni fa, la legge è entrata in vigore «il Banco Alimentare ha registrato un aumento del 30% del recupero», ha evidenziato ancora Visconti, guardando alla norma 166 come a un «vero segno di sostegno alla marginalità».

Da parte loro, Diego Gomez, responsabile dell’Area Centro-sud della Ristorazione Pellegrini, e Antonino Salvia, direttore sanitario della Fondazione Santa Lucia, si sono detti «orgogliosi di poter dare un contributo concreto al progetto generale del recupero delle eccedenze alimentari». In particolare, Gomez ha parlato di «responsabilità collettiva», anche alla luce dei dati forniti dal Banco Alimentare secondo cui «a oggi, a livello nazionale, grazie ai diversi attori impegnati in questa sfida sociale si riesce a recuperare soltanto il 10-15% delle eccedenze». Da qui l’invito conclusivo del presidente della realtà solidale del Lazio affinché «anche altre realtà imprenditoriali si aprano a questa opportunità, facendosi nuovi segni di speranza».

16 giugno 2020