Francesco a “nonna Europa”: al centro la sacralità della persona, non l’economia

Nel lungo discorso al Parlamento europeo l’analisi delle criticità che attraversano il Vecchio Continente: dalla famiglia, alla dignità impossibile senza lavoro, all’accoglienza dei migranti. «Il Mediterraneo non diventi un cimitero»

Un discorso lungo, circa 30 minuti, interrotto più volte dagli applausi degli europarlamentari. A Strasburgo Francesco ha parlato davanti al Parlamento europeo, ma il suo messaggio «di speranza e di incoraggiamento» è arrivato dritto al cuore dei cittadini dell’Unione. Figli di un’Europa stanca e invecchiata, ha osservato il pontefice, nella quale i grandi ideali che ne anno ispirato la nascita sembrano avere perso capacità di attrazione, a vantaggio dei «tecnicismi burocratici». Un’Europa «nonna e non più fertile e vivace», alla quale il pontefice ha ricordato oggi le criticità alle quali occorre fare fronte, combattendo la crescente «sfiducia dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti ». A cominciare dalla «fragilità dei popoli e delle persone», che il Papa ha riconsegnato direttamente alla responsabilità degli eurodeputati.

«Importante e ammirevole», per Francesco, l’impegno dell’Europa per la «promozione dei diritti umani», a fronte delle tante situazioni nelle quali «gli esseri umani sono trattati come oggetti», dei quali si può programmare «la concezione, la configurazione e l’utilità», per poi buttarli via quando non servono più. «Quale dignità esiste – si è chiesto – quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?». Promuovere la dignità della persona, ha proseguito, «significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici».

Nello stesso tempo, il Papa ha messo in guardia dal rischio di una deriva individualistica, rinnovando l’invito ad «approfondire una cultura dei diritti umani che possa legare la dimensione personale a quella del bene comune». Vincendo anche la sfida della solitudine, «una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa». Non solo. Fra i problemi che attanagliano il continente, il pontefice ha citato anche «un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri» e il prevalere, al centro del dibattito politico, delle questioni tecniche ed economiche, «a scapito di un autentico orientamento antropologico». Il rischio: ridurre l’uomo a «semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta come un bene di consumo da utilizzare». E da scartare «quando la vita non è funzionale a tale meccanismo». Come nel caso «dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere». Al contrario, la famiglia, «unita, fertile e indissolubile», porta con sé «gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro».

Agli europarlamentari Francesco ha ricordato, ancora, l’importanza di costruire un Europa «che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose», cogliendone la ricchezza e la potenzialità, per essere «più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente». L’accento è andato non tanto, o non solo, sul patrimonio «fondamentale» che il cristianesimo ha lasciato alla formazione socioculturale del continente, ma soprattutto sul contributo che può dare al presente e al futuro della sua crescita, che «non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l’indipendenza delle istituzioni dell’Unione, bensì un arricchimento».

Accolto da un sentito applauso dell’aula il passaggio dedicato da Francesco al silenzio «vergognoso e complice» sulle ingiustizie e persecuzioni che colpiscono le minoranze religiose, «e particolarmente cristiane», in diverse parti del mondo, in cui le persone vengono «vendute, uccise, decapitate, crocefisse e bruciate vive». Ancora, nel suo discorso il Papa ha toccato il tema dell’ecologia e dell’ambiente, collegandolo direttamente alla necessità di garantire nutrimento a ogni uomo, contrastando lo scarto di cibo sulle tavole dell’Occidente. Poi, tra le grandi sfide che la storia pone di fronte al Vecchio Continente, la quesitone migratorio: «Non si può tollerare che il Mediterraneo diventi un grande cimitero!», ha sottolineato con forza. Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee «ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto – ha continuato -. L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali». L’Europa, ha proseguito, «sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti». In una parola, agendo «sulle cause e non solo sugli effetti».

Nelle parole conclusive, l’auspicio di un’Europa che sappia ruotare «non intorno all’economia ma intorno alla sacralità della persona umana», che abbracci con coraggio il passato, con speranza il presente e con fiducia il futuro: un’Europa che «contempla il cielo e persegue degli ideali», che «guarda, difende e tutela l’uomo». Quindi il Papa ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, quello della Commissione Jean-Claude Juncker e quello di turno del Consiglio dell’Ue, il premier italiano Matteo Renzi.

25 novembre 2014