Francesco: consacrati con lo sguardo su Cristo per «cercare il prossimo»

Nella festa della Presentazione del Signore, la Messa nella basilica di San Pietro per la XXIV Giornata Mondiale. «La bussola è la gratuità di Dio»

Lo sguardo del consacrato deve sempre essere rivolto a Gesù per non essere inquinato dalla mondanità. Deve essere rivolto alla grazia operata da Dio per non cadere nella rete dei pettegolezzi e delle lamentele. Solo lo sguardo fisso su Cristo cambia la visione dell’uomo e del mondo, fa vedere l’essenziale, porta ad abbracciare «il tesoro che vale più di tutti gli averi del mondo». Nella XXIV Giornata Mondiale della Vita Consacrata, voluta da san Giovanni Paolo II nel giorno in cui la Chiesa celebra la festa della Presentazione del Signore, Papa Francesco ha invitato i religiosi e le religiose a riconoscere la grazia di Dio nella propria vita tanto nella gioia quanto nella miseria. La vita consacrata ancorata nell’amore di Dio trasforma tutto in bellezza e «vede che la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze – ha detto Francesco -. Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù».

Giornata Mondiale della Vita Consacrata, Messa di Papa Francesco a San Pietro, 1 febbraio 2020La liturgia di sabato primo febbraio è iniziata con la benedizione delle candele nell’atrio della basilica di San Pietro. Il Papa ha poi raggiunto l’altare in processione in una chiesa in penombra, illuminata solo da migliaia di candele strette nelle mani dei consacrati che in quella piccola luce hanno riconosciuto la vera ricchezza, decidendo di seguirla lasciando i beni materiali e la possibilità di crearsi una famiglia propria. Incentrando l’omelia sullo sguardo di Simeone, che accogliendo il Bambino Gesù nel tempio lo definisce «Luce per illuminare le genti», Bergoglio ha esortato i religiosi ad avere lo sguardo fisso su Cristo per difendersi dalla sfiducia e dalla mondanità e riuscire a «vedere la grazia, cercare il prossimo e sperare».

Il Papa ha ricordato che la vita religiosa non è un merito ma un dono di amore che va riconosciuto «non solo nei grandi momenti della vita, ma anche nelle fragilità, nelle debolezze» dove si insinua «il tentatore, il diavolo che insiste proprio sulle miserie» disorientando. «Rischiamo di perdere la bussola, che è la gratuità di Dio – le parole del vescovo di Roma -. Dio ci ama sempre anche nelle nostre miserie».

La grande tentazione della vita religiosa, ha avvertito il Papa, è quella di orientare lo sguardo alla mondanità, alla ricerca del successo, alla consolazione affettiva, ad agire in piena libertà. E quando la vita consacrata «si ripiega sull’io perde slancio, si adagia, ristagna» spalancando le porte ai pettegolezzi, alle malignità e alle lamentele, ha ammonito Francesco. «Non si vede più il Signore in ogni cosa, ma solo il mondo con le sue dinamiche, e il cuore si rattrappisce – ha proseguito -. Così si diventa abitudinari e pragmatici, mentre dentro aumentano tristezza e sfiducia, che degenerano in rassegnazione».

Riferendosi alla povertà e alla vita comunitaria, Francesco ha sollecitato a seguire l’esempio di alcune benedettine che vivevano in un monastero distrutto dal terremoto del Centro Italia. Erano state accolte in un altro convento ma pensavano alle persone che avevano lasciato. «Hanno deciso di tornare e allestire il monastero in due roulotte – ha raccontato Bergoglio -. Invece di essere in un grande monastero, comode, erano come le pulci, lì, tutti insieme, ma felici nella povertà». È il compito al quale sono chiamati tutti i consacrati che devono avere uno sguardo compassionevole «che non condanna, ma incoraggia, libera, consola», e soprattutto non devono mai perdere la speranza neanche davanti alle difficoltà e al calo delle vocazioni. Il religioso, ha concluso Francesco, rischia di diventare cieco se non guarda al Signore ogni giorno.

Giornata Mondiale della Vita Consacrata, Messa di Papa Francesco a San Pietro, 1 febbraio 2020Al termine della liturgia il cardinale Joao Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica – che con il segretario José Rodriguez Carballo ha affiancato Bergoglio durante la consacrazione –, ha confermato la fedeltà dei consacrati al successore di Pietro «senza lasciarsi influenzare dalle turbolenze che ogni tanto ritornano nella vita della Chiesa, come accade ora». Il porporato non ha nascosto i problemi relativi alla scarsa presenza di religiosi in alcuni continenti per il calo delle vocazioni, per l’invecchiamento delle persone e «per il grande numero di quelli che escono, che lasciano i voti assunti». Per Braz de Aviz, oggi la vita consacrata necessita di maggiore preparazione «nella scienza economica e allo stesso tempo ha bisogno di ritornare alla testimonianza evangelica nel possesso e uso dei beni per poter amministrarli come beni della Chiesa».

Papa Francesco ha rivolto un pensiero ai consacrati anche durante la preghiera dell’Angelus di ieri, domenica 2 febbraio, chiedendo ai pellegrini presenti in piazza di pregare per i religiosi che «fanno tanto lavoro e tante volte di nascosto».

3 febbraio 2020