Francesco: «Dobbiamo reagire alla cultura dello scarto»

Ricevuti in udienza i membri della Biomedical University Foundation dell’Università Campus Bio-Medico. «Mettere il malato prima della malattia, essenziale in ogni campo»

«Mettere il malato pima della malattia». Questo l’imperativo che Papa Francesco ha consegnato ai membri della Biomedical University Foundation dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, ricevuti in udienza ieri, 18 ottobre. «È essenziale in ogni campo della medicina; è fondamentale per una cura che sia veramente tale, veramente integrale, veramente umana – ha spiegato -. A questo vi incoraggiò il beato Alvaro del Portillo: a porvi ogni giorno a servizio della persona umana nella sua integralità. Vi ringrazio per questo, è molto gradito a Dio». Nelle parole del pontefice, la consapevolezza di «quanto è difficile oggi portare avanti un’opera nell’ambito della sanità, specie quando, come accade nel vostro Policlinico, si punta non solo all’assistenza, ma anche alla ricerca per fornire ai malati le terapie più idonee, e soprattutto lo si fa con amore per la persona». Ma proprio questa centralità della persona, «che sta alla base del vostro impegno nell’assistenza, ma anche nella didattica e nella ricerca», ha proseguito, «vi aiuta a rafforzare una visione unitaria, sinergica. Una visione che non mette al primo posto idee, tecniche e progetti ma l’uomo concreto, il paziente, da curare incontrandone la storia, conoscendone il vissuto, stabilendo relazioni amichevoli, che risanano il cuore. L’amore per l’uomo, soprattutto nella sua condizione di fragilità, in cui traspare viva l’immagine di Gesù Crocifisso, è specifico di una realtà cristiana e non deve mai smarrirsi».

Inevitabile il riferimento alla cultura dello scarto. «La Fondazione e il Campus Bio-Medico, e la sanità cattolica in generale – la tesi del Papa -, sono chiamate a testimoniare coi fatti che non esistono vite indegne o da scartare perché non rispondono al criterio dell’utile o alle esigenze del profitto. Ogni struttura sanitaria, in particolare di ispirazione cristiana, dovrebbe essere il luogo dove si pratica la cura della persona e di cui si possa dire: “Qui non si vedono solo medici e ammalati ma persone che si accolgono e si aiutano: qui si tocca con mano la terapia della dignità umana, che non va negoziata mai, sempre va difesa”». Poi, a braccio: «Noi stiamo vivendo una cultura dello scarto e dobbiamo reagire alla cultura dello scarto! Mettere al centro la cura della persona dunque, senza dimenticare l’importanza della scienza e della ricerca, perché la cura senza scienza è vana, come la scienza senza cura è sterile. Le due cose vanno insieme, e solo insieme fanno della medicina un’arte, che coinvolge testa e cuore, che coniuga conoscenza e compassione, professionalità e pietà, competenza ed empatia».

Da Francesco anche un “grazie” ai membri della Fondazione «perché favorite uno sviluppo umano della ricerca. Spesso purtroppo – l’analisi – si inseguono le vie redditizie degli utili, dimenticando che prima delle opportunità di guadagno ci sono le necessità degli ammalati. Esse si evolvono continuamente e occorre perciò prepararsi ad affrontare patologie e disagi sempre nuovi. Ho in mente, tra gli altri, quelli di molti anziani e quelli legati alle malattie rare. Oltre a promuovere la ricerca, voi aiutate chi non ha mezzi economici per sostenere le spese universitarie e affrontate costi rilevanti che il bilancio ordinario non può sostenere», l’omaggio di Francesco, che ha ricordato l’impegno «già affrontato per il Centro Covid, per il Pronto soccorso e per la recente realtà dell’Hospice. Tutto ciò – ha affermato – è molto buono, è bello far fronte a urgenze maggiori con aperture sempre più grandi. Ed è importante farlo insieme».

Allargando lo sguardo, Francesco ha rimarcato anche la necessità di «aiutare i Paesi che hanno di meno» e di farlo «con piani lungimiranti, non motivati solo dalla fretta delle nazioni benestanti di stare più sicure. I rimedi – ha asserito – vanno distribuiti con dignità, non come elemosine pietose». La strada indicato dal Papa allora è quella di «promuovere la scienza e la sua applicazione integrale: capire i contesti, radicare le cure, far crescere la cultura sanitaria». Una «vera e propria missione», l’ha definita, nella quale «auspico che la sanità cattolica sia sempre più attiva, come espressione di una Chiesa estroversa, in uscita. La pandemia ci ha mostrato l’importanza di connetterci, di collaborare, di affrontare uniti i problemi comuni. La sanità, in particolare cattolica, ha e avrà sempre più bisogno di questo, di stare in rete. Non è più tempo di seguire in modo isolato il proprio carisma – è la conclusione del pontefice -. La carità esige il dono: il sapere va condiviso, la competenza va partecipata, la scienza va messa in comune. La scienza non soltanto i prodotti della scienza che, se offerti da soli, rimangono dei cerotti in grado di tamponare il male ma non di curarlo in profondità. Questo vale ad esempio per i vaccini».

19 ottobre 2021