Francesco è partito per l’Ungheria
Prima del volo, ha salutato a Santa Marta 15 persone senza dimora, accompagnate da Krajewski. I vescovi: «Pronti ad accoglierlo e ad ascoltare le sue parole»
Partito questa mattina, 28 aprile, dall’aeroporto di Fiumicino il volo di Papa Francesco diretto a Budapest. Prima del trasferimento in aeroporto, informano dalla Santa Sede con una nota, il pontefice ha salutato, a Casa Santa Marta, 15 persone senza fissa dimora che vivono nei pressi di San Pietro, accompagnate dal cardinale Konrad Krajewski, prefetto del dicastero per la Carità. Alle 10 l’atterraggio nella Capitale ungherese.
Lasciando il territorio italiano, si legge ancora nel comunicato stampa, il pontefice ha inviato come di consueto un telegramma al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Nel momento in cui mi accingo a lasciare il suolo d’Italia per compiere un viaggio apostolico in Ungheria – le parole di Bergoglio -, mosso dal desiderio di incontrare i fratelli nella fede e testimoniare l’importanza dai costruire ponti tra i popoli, rivolgo a lei, signor presidente, e a tutti gli italiani il mio cordiale saluto, che accompagno con fervide preghiere per il bene della nazione».
In Ungheria intanto cresce l’attesa. «Siamo pronti ad accogliere il Santo Padre. Aspettiamo con grande gioia di ascoltare le sue parole», afferma il segretario generale della Conferenza episcopale ungherese Tamás Tóth, raggiunto al telefono dall’Agenzia Sir ieri, 27 aprile. «Le aspettative sono grandi per noi ungheresi. È un grande onore ricevere il Santo Padre per la seconda volta a Budapest. La prima volta – ricorda – è venuto per il Congresso eucaristico internazionale. Ora torna per la visita del Paese. La gente ha capito subito che questo è un fatto eccezionale. Al di fuori dell’Italia non c’è altro paese che il Santo Padre ha visitato due volte. E questo la gente, indipendentemente dalla religione o dalla confessione, lo ha capito».
Citando le parole pronunciate all’Angelus di domenica 23 aprile a propositi dei «gelidi venti di guerra» sul centro dell’Europa, il segretario generale della Conferenza dei vescovi aggiunge: «Si dice che Budapest sia la città dei ponti ed abbiamo scelto il ponte proprio come immagine simbolo per il logo di questa visita. Il ponte non divide ma collega. Il ponte sarà il simbolo anche di quello che potrà essere il messaggio della visita e che sappiamo essere anche caro al Santo Padre, e cioè cercare quello che ci unisce e non quello che ci divide».
Al centro del viaggio, anche poveri e rifugiati. Domani, 29 aprile, è in programma l’incontro nella chiesa di Santa Elisabetta di Ungheria con gli organismi caritativi come Caritas, Ordine di Malta, Sant’Egidio, suore di Madre Teresa e tanti altri. Già allestiti i maxi schermi all’esterno. In programma, tra le altre cose, la testimonianza di una famiglia ucraina, che darà «voce alla sofferenza del popolo ucraino e alla gratitudine dell’aiuto ricevuto».
Circa 11mila i giovani attesi al Palazzetto dello sport Papp László di Budapest per la Messa di domenica 30. Arriveranno dalle diverse diocesi del Paese ma anche dai Paesi vicini. Ci sarà anche una delegazione ucraina, dalla regione della Transcarpazia, al confine con l’Ungheria. Invitate, come tradizione, le delegazioni delle Conferenze episcopali dei Paesi confinanti, della Repubblica ceca e della Polonia. La Messa è aperta a tutti e si potrà partecipare senza alcuna registrazione. Oltre 800, riferisce Tóth, i sacerdoti e seminaristi che si sono registrati per la concelebrazione.
28 aprile 2023

