Francesco: il 6 e 7 ottobre in preghiera per la pace
Conclusa la Messa di apertura della II sessione del Sinodo dei vescovi. La riflessione incentrata su tre immagini: «La voce, il rifugio e il bambino». Il Sinodo, «cammino, in cui il Signore mette nelle nostre mani sogni e speranze di un grande Popolo»
Con la solenne concelebrazione presieduta questa mattina, 2 ottobre, dal Papa in piazza San Pietro, nella festa degli Angeli custodi, si è ufficialmente aperta la seconda sessione dell’assemblea del Sinodo dei vescovi sul tema: “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Francesco ha anche annunciato due iniziative per invocare la pace: la preghiera del Rosario domenica 6 ottobre a Santa Maria Maggiore e una giornata di preghiera e digiuno il giorno successivo.
«In ascolto di ciò che la Parola di Dio ci suggerisce, potremmo prendere spunto da tre immagini per la nostra riflessione: la voce, il rifugio e il bambino», ha detto il pontefice nella sua omelia. Riferendosi alla «voce dell’angelo», il Papa ha detto che è «un’immagine che ci tocca da vicino, perché anche il Sinodo è un cammino, in cui il Signore mette nelle nostre mani la storia, i sogni e le speranze di un grande Popolo: di sorelle e fratelli sparsi in ogni parte del mondo, animati dalla nostra stessa fede, mossi dallo stesso desiderio di santità, affinché con loro e per loro cerchiamo di comprendere quale via percorrere per giungere là dove Lui ci vuole portare. Ma come possiamo, noi, metterci in ascolto della “voce dell’angelo”?».
Francesco ha suggerito prima di tutto di «accostarci con rispetto e attenzione, nella preghiera e alla luce della Parola di Dio, a tutti i contributi raccolti in questi tre anni di lavoro, di condivisione, di confronto e di paziente sforzo di purificazione della mente e del cuore». Il Sinodo, ha ribadito, «non è un’assemblea parlamentare, ma un luogo di ascolto nella comunione». Però è necessario «che ci liberiamo da quello che, in noi e tra noi, può impedire alla “carità dello Spirito” di creare armonia nella diversità. Non è in grado di sentire la voce del Signore chi con arroganza presume e pretende di averne l’esclusiva. Ogni parola va accolta con gratitudine e semplicità, per farsi eco di ciò che Dio ha donato a beneficio dei fratelli. Nel concreto, badiamo a non trasformare i nostri contributi in puntigli da difendere o agende da imporre, ma offriamoli come doni da condividere, altrimenti finiremo per chiuderci in dialoghi tra sordi». Le soluzioni, ha ammonito il Papa, «non le abbiamo noi, ma Lui, e ricordiamoci che nel deserto non si scherza: se non si presta attenzione alla guida, presumendo di bastare a sé stessi, si può morire di fame e di sete, trascinando con sé anche gli altri».
La seconda immagine è quella del rifugio, che ha come simbolo le ali, capaci di alzare il corpo da terra ma anche di offrire riparo. «È un simbolo di ciò che Dio fa per noi, ma è anche un modello da seguire. Un cuore aperto, un cuore in dialogo; non è nello Spirito del Signore un cuore chiuso nelle proprie convinzioni», ha aggiunto a braccio. «Ciascuno, qui, si sentirà libero di esprimersi tanto più spontaneamente e liberamente, quanto più percepirà attorno a sé la presenza di amici che gli vogliono bene e che rispettano, apprezzano e desiderano ascoltare ciò che ha da dire. Abbracciare, proteggere e prendersi cura è parte stessa dell’indole della Chiesa», ha proseguito il Santo Padre, che sempre a braccio ha insistito sull’importanza dell’armonia: «Non c’è maggioranza o minoranza. Quello che è fondamentale è l’armonia che solo può fare lo Spirito Santo».
Infine, il bambino. Il Papa ha ricordato l’immagine evangelica del piccolo messo in mezzo da Gesù e il suo invito «a farsi piccoli come un bambino. Ma non solo: aggiunge anche che accogliendo un bambino nel suo nome si accoglie Lui. E per noi questo paradosso è fondamentale. Il Sinodo, data la sua importanza, in un certo senso ci chiede di essere “grandi” – nella mente, nel cuore, nelle vedute -, perché sono “grandi” e delicate le questioni da trattare, e ampi, universali gli scenari entro cui esse si collocano. Ma proprio per questo non possiamo permetterci di staccare gli occhi dal bambino che Gesù continua a mettere al centro delle nostre riunioni e dei nostri tavoli di lavoro, per ricordarci che l’unica via per essere “all’altezza” del compito che ci è affidato è quella di abbassarci, farci piccoli e accoglierci a vicenda come tali, con umiltà».
Francesco ha fatto riferimento alla gravità del momento, alle guerre che sconvolgono popoli e nazioni ed ha annunciato che «per invocare per intercessione di Maria il dono della pace, domenica prossima mi recherò nella basilica di Santa Maria Maggiore dove reciterò il Santo Rosario e rivolgerò alla Vergine un’accorata supplica», chiedendo ai membri del Sinodo di unirsi a lui. Il Papa ha infine chiesto a tutti di vivere il 7 ottobre una giornata di preghiera e digiuno per la pace nel mondo.
2 ottobre 2024

