Francesco per il Niger: «Non si può fare la guerra in nome di Dio»

Ha preso spunto dalle manifestazioni degli ultimi giorni che hanno mietuto vittime fra i cristiani nigeriani, il Papa, per rinnovare il suo appello per la riconciliazione e la pace: «Mai il sentimento religioso diventi occasione di violenza»

I cristiani perseguitati nel mondo, e in particolare la popolazione del Niger, dove nei giorni scorsi estremisti musulmani hanno saccheggiato e incendiato circa 45 chiese uccidendo almeno dieci persone per protestare contro le vignette su Maometto pubblicate dal settimanale francese Charlie Hebdo. È andato a loro, il pensiero di Francesco, al termine dell’udienza generale di questa mattina, mercoledì 21 gennaio, in piazza San Pietro.

«Non si può fare la guerra in nome di Dio», ha detto rivolto ai fedeli che affollavano la pizza, in un appello pronunciato a braccio a favore della pace e della riconciliazione in Niger, subito prima dei saluti in lingua italiana che, come di consueto, concludono l’udienza del mercoledì. «Vorrei ora invitarvi a pregare insieme per le vittime delle manifestazioni di questi ultimi giorni nell’amato Niger – ha esortato il Papa -. Sono state fatte brutalità, con i cristiani, con i bambini, con le chiese. Invochiamo dal Signore il dono della riconciliazione e della pace, perché mai il sentimento religioso diventi occasione di violenza, di sopraffazione e di distruzione». Quindi l’auspicio che «quanto prima si possa ristabilire un clima di rispetto reciproco e di pacifica convivenza per il bene di tutti».

21 gennaio 2015