«Francofonia», grande affresco su arte e potere

Torna sul grande schermo il regista di Moloch e Faust. Un film da vedere e meditare. Un Sokurov che impressiona per la quantità di spunti

Torna sul grande schermo il regista di Moloch e Faust. Un film da vedere e meditare. Un Sokurov che impressiona per la quantità di spunti 

A dicembre, e non è una novità, le offerte di film si moltiplicano in modo considerevole. Il cinema si fa avanti con molte proposte variegate e stimolanti, che offrono l’imbarazzo della scelta. La commedia fa la parte del leone con Pieraccioni, i comici dalla risata fin troppo facile (Vacanze ai Caraibi; Natale con il boss), il Woody Allen che segna gli 80 anni del maestro newyorchese (Irrazional man), l’atteso seguito di Star Wars; molte favole d’animazione per piccoli e famiglie; per finire, come in una trottola impazzita, con il nuovo titolo di Checco Zalone, Quo vado, in uscita il primo gennaio.

E poi, così fuori parte da sembrare quasi un intruso, Francofonia, un film prodotto tra Francia, Germania e Paesi Bassi, presentato alla 72ma Mostra del Cinema di Venezia, e in uscita il 17 dicembre nella sale italiane. A dirigere il film c’è Aleksandr Sokurov, attualmente il più noto regista russo contemporaneo, ammirato e apprezzato per titoli quali Madre e figlio, Moloch, e Faust, Leone d’oro a Venezia nel 2011. Bisogna ricordare anche Arca Russa (2002), girato dall’autore tutto all’interno dell’Hermitage di Leningrado, in grado di muoversi dentro stanze, corridoi e cortili e di toccare la poesia invisibile dietro quegli scenari artistici. Partendo da quel precedente, l’autore si occupa ora del Louvre a partire dall’occupazione tedesca di Parigi all’inizio della seconda guerra mondiale.

Francofonia si propone infatti come la storia di Jacques Jaujard, direttore in quegli anni del museo parigino, e di Franziscus Wolff Metternich, ufficiale dell’occupazione nazista e responsabile della struttura per parte tedesca. Gli anni della dominazione germanica in terra di Francia rappresentano solo un punto di partenza. Dal quale Sokurov muove per esplorare il rapporto tra arte e potere. Il grande museo parigino diventa esempio vivo di civiltà e occasione per entrare nel profondo dell’importanza che l’opera d’arte ha sulle vite che la osservano.

«Chi sarei stato senza aver potuto vedere gli occhi di chi è vissuto prima di me?», dice il narratore, riflettendo su una galleria di ritratti, non semplici ricordi di volti ma radiografie di corpi e spirito, memoria fissata per noi di sensazioni e sentimenti che da un preciso periodo storico trapassano nel vortice di una storia universale. Il lavoro di Sokurov impressiona per la ricchezza di spunti e suggestioni che trasmette, conquista e commuove per la capacità di essere insieme diario, testimonianza, affresco.

Una capacità non comune di farsi interprete di noi esseri umani in balia del tempo che passa e dell’arte che spesso lasciamo colpevolmente in mano alla violenza e alla guerra. Tristemente folle e attuale, è un film da vedere e meditare: affidato, con scelta intelligente per la versione italiana, alla voce di Umberto Orsini, una ricchezza in più.

 

14 dicembre 2015