Gaza, ActionAid: «Urgente riaprire il valico di Rafah»

L’appello dell’organizzazione e la richiesta alla comunità internazionale di agire. «Non c’è nessun posto sicuro dove andare, né le “zone sicure” hanno le infrastrutture per accogliere»

Secondo una nota congiunta diffusa ieri, 8 maggio, dalle ong, nella giornata di martedì  7 maggio «non è entrato alcun aiuto attraverso i due valichi chiave di Gaza e, mentre l’esercito israeliano ha dichiarato la riapertura del valico di Kerem Shalom, quello di Rafah rimane chiuso». Con gran parte della popolazione che si trova ad affrontare «livelli catastrofici di fame», rilevano da ActionAid, «qualsiasi riduzione degli aiuti rischia di spingere ulteriormente la popolazione verso la carestia».

L’interruzione della distribuzione degli aiuti e l’intensificarsi dei bombardamenti aerei su Rafah, denunciano dall’organizzazione, hanno terrorizzato la popolazione, in preda al panico. «Migliaia di persone – tra cui alcuni dei nostri colleghi e partner – stanno fuggendo dopo che lunedì è stato emesso l’ordine di evacuazione per la parte orientale della città, ma non c’è nessun posto sicuro dove andare, né le aree che sono state designate come “zone sicure” hanno le infrastrutture o la capacità di accogliere le persone in fuga».

Cresce, insomma, il timore che «la situazione umanitaria, già disastrosa, stia per peggiorare notevolmente, poiché la consegna e la distribuzione degli aiuti sono interrotte dall’attività militare in corso». Proprio per questo, «chiediamo la riapertura immediata del valico di Rafah». Proprio da qui, dalla città più a sud della Striscia, arriva la testimonianza di Amjad Al Shawa, direttore della Rete delle ong palestinesi e partner di ActionAid Palestina. «Abbiamo serie preoccupazioni riguardo all’operazione militare di terra a Rafah e al controllo israeliano del valico di Rafah – racconta ad ActionAid in un messaggio vocale -. La carenza di medicinali, di generi alimentari e di altri articoli necessari porterà a un ulteriore aggravamento della catastrofe umanitaria a Gaza, soprattutto per i pazienti e i feriti che hanno un estremo bisogno di cure mediche al di fuori della Striscia di Gaza, poiché questo porterà al deterioramento delle loro condizioni di salute».

Per Riham Jafari, coordinatrice per l’advocacy e la comunicazione di ActionAid Palestina, «se l’esercito israeliano continuerà con un’invasione di terra su larga scala a Rafah, sarà un vero e proprio disastro. Non c’è dubbio che morirà un numero impensabile di uomini, donne e bambini. Chiediamo alle autorità israeliane di abbandonare questo piano catastrofico – aggiunge – e chiediamo che tutti gli Stati facciano tutto il possibile per impedire un assalto militare a Rafah. La comunità internazionale ha ripetutamente avvertito che non si può permettere che ciò avvenga. Ora è il momento di agire».

9 maggio 2024