Giordania, la Chiesa cattolica in preghiera per Muath

Campane a morto in segno di lutto e Messe di suffragio in tutte le parrocchie del Paese per il pilota barbaramente ucciso dall’Is, arso vivo in una gabbia

Campane a morto in segno di lutto e Messe di suffragio in tutte le parrocchie del Paese per il pilota barbaramente ucciso dall’Is, arso vivo in una gabbia

Hanno fatto il giro del mondo le immagini del raccapricciante omicidio di Muath al-Kaseasbeh, il giovane pilota giordano (26 anni) catturato dai jihadisti dello Stato islamico il 24 dicembre scorso a Raqqa, ucciso il 3 gennaio arso vivo in una gabbia. Di ieri la diffusione on line del video dell’esecuzione. E se la politica in Giordania ha reagito giustiziando Sajida al Rishawi, la kamikaze irachena condannata a morte per il suo ruolo negli attentati del 2005 ad Amman, la Chiesa cattolica ha sfoderato l’arma della preghiera, «la nostra protesta davanti a Dio in tempo di guerra», come l’ha definita il Papa nel suo appello al termine dell’udienza generale di questa mattina, anche se a proposito di un altro fronte “caldo”: l’Ucraina.

A mezzogiorno di oggi, dunque, in tutte le chiese cattoliche sparse per il Regno Hascemita le campane hanno suonato a morto in segno di lutto. Nel pomeriggio poi, alle 18, in tutte le parrocchie giordane si celebrano simultaneamente Messe di suffragio per il soldato ucciso. Al termine, riferisce all’Agenzia Fides il vicario patriarcale per la Giordania del Patriarcato latino di Gerusalemme, l’arcivescovo Maroun Lahham, «una delegazione ufficiale della Chiesa cattolica si recherà a presentare le proprie condoglianze alla famiglia e alla tribù a cui apparteneva Muath». Dai capi religiosi intanto arriva l’invito a tutti i cittadini a rimanere «saldi nella prova» e a custodire l’unità nazionale.

Anche il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal si unisce al dolore della «grande famiglia giordana» e di quella del giovane pilota «ucciso in modo orribile e insopportabile dai terroristi dello Stato islamico», ricordando come sia «necessaria e urgente» la lotta contro ogni fazione fondamentalista. «Troppi uomini e donne di tutte le fedi – si legge in una nota diffusa dal Patriarcato – hanno già perso la vita in modo tragico e disumano da quando è sorto il cosiddetto Stato islamico, che non è uno Stato e non può rifarsi ad alcuna religione». Cristiani e musulmani, osserva il patriarca, «siamo tutti esposti ai loro attacchi». Di qui l’invito a «unire le forze con tutti gli uomini di buona volontà per combattere soprattutto con la forza della preghiera e della sana educazione. Il timore di Dio che condividiamo ci deve spingere a vivere come fratelli e a sostenerci come abbiamo fatto insieme in Medio Oriente per secoli».

4 febbraio 2015