Dopo 25 anni, la beatificazione di Oscar Romero

Francesco ha firmato il decreto sul martirio dell’arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare. Il postulatore monsignor Paglia: «Sarà entro l’anno»

Francesco ha firmato il decreto sul martirio dell’arcivescovo di San Salvador, ucciso mentre celebrava l’Eucaristia. Il postulatore monsignor Paglia: «Sarà entro l’anno»

Era il 24 marzo di 25 anni fa quando monsignor Oscar Arnulfo Romero Galdámez, arcivescovo di San Salvador, veniva ucciso mentre celebrava l’Eucaristia nella cappella dell’ospedale della Divina Provvidenza, nella capitale salvadoregna. Per celebrarne la beatificazione «dovevamo aspettare il primo Papa latino-americano», ha dichiarato questa mattina, mercoledì 4 febbraio, incontrando i giornalisti nella Sala stampa vaticana il postulatore della sua causa, l’arcivescovo Vincenzo Paglia. È stato Francesco infatti ad autorizzare la promulgazione del decreto riguardante il martirio di monsignor Romero, che ha firmato ieri.

Proprio al lungo inter della causa, iniziata nel 1997 ma arenatasi presto, è stata dedicata la conferenza stampa di questa mattina in Vaticano. «Se prima erano storte le righe – ha affermato monsignor Paglia rispondendo alle domande dei giornalisti – Dio ha scritto che doveva apparire con Papa Francesco la beatificazione», che avverrà a San Salvador, «certamente entro l’anno, non oltre, e tra non molti mesi, il prima possibile». Con l’approdo della causa di Romero, poi, è stata avviata ormai tre mesi fa anche la causa di beatificazione di padre Rutilio Grande, il suo braccio destro, assassinato nel 1977 dagli squadroni della morte, tre anni prima del presule. Un legame speciale, quello tra monsignor Romero e padre Grande, sul quale si è soffermato monsignor Paglia, ricordando le parole dell’arcivescovo alla morte del suo collaboratore: «In quella notte, quando hanno assassinato il mio braccio destro, anche i campesinos sono rimasti orfani del loro padre ed estremo difensore». Per il postulatore, fu in quel momento che monsignor Romero capì che toccava a lui «prendergli il posto»: da quel m omento ha sperimentato in lui quella «speciale fortaleza» che serve per «combattere gli oppressori che schiacciano i più deboli, i più poveri, senza pietà».

Per il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, con l’approdo della causa di Romero e l’avvio della causa di beatificazione di padre Rutilio Grande, «forse si apre una strada a cui si aggiungeranno molti altri». Probabilmente, ha aggiunto ancora monsignor Paglia informando che sono allo studio le carte di altri martiri, «si allarga l’orizzonte dell’America Latina. È la prima volta che il cristianesimo dell’America Latina arriva a esprimere un Papa. E Papa Francesco non arriva da solo ma circondato da un numero di testimoni di un continente che è stato il primo a cogliere in maniera robusta la prospettiva del Concilio Vaticano II». Eppure, l’arcivescovo «ucciso in odio alla fede» non era per nulla amato dal suo clero. A riferirlo ai giornalisti è stato il suo segretario, monsignor Jesus Delgado Acevedo, raccontando si essere stato chiamato da Romero proprio perché lo aiutasse a superare quel limite. Dei tre anni passati insieme al suo vescovo, ha raccontato in particolare l’ultimo giorno: il suo invito a prendersi un giorno di riposo, offrendosi di sostituirlo, la sua agenda fitta di impegni e l’iniziale richiesta, da parte di Romero, di celebrare lui la Messa al suo posto nel caso in cui avesse ritardato. Quindi il ripensamento: «Meglio di no, io celebrerò la Messa, non voglio coinvolgere nessuno in questo». In quella celebrazione è stato assassinato. «Potevo essere ucciso io al suo posto», il commento amaro di monsignor Delgado: «Il killer doveva sparare perché era stata annunciata la presenza di Romero come celebrante».

Una morte, quella dell’arcivescovo, alla quale egli stesso pensava «non in senso ideologico ma secondo la tradizione della Chiesa, per la quale il martire non è una bandiera contro, un atto d’accusa verso il persecutore, ma un testimone della fede», ha precisato lo storico Roberto Morozzo della Rocca, che di Romero ha curato una biografia. Romero, ha affermato, «sapeva che sarebbe stato ucciso e per questo ebbe un lungo travaglio interiroe».

4 febbraio 2015