Giornalisti cattolici, “Pellegrini nel cyberspazio”

A Grottammare, III edizione del meeting, sul rapporto media locali – nazionali. Pompili: «La rete, ambiente in cui lasciare traccia. Anche cristiana»

A Grottammare la III edizione del meeting. Tra gli argomenti, il rapporto tra media locali e nazionali. Pompili: «La rete, ambiente in cui lasciare una traccia. Anche cristiana»

Nell’epoca del digitale e dell’informazione via “tweet”, i media locali affrontano ogni giorno una sfida per stare al passo con i colossi nazionali. Se ne è parlato nell’incontro intitolato proprio “Il rapporto tra i media nazionali e locali, quale direzione?” che si è svolto ieri, giovedì 16 giugno, a Grottammare, provincia di Ascoli Piceno, in occasione del terzo meeting Pellegrini nel cyberspazio rivolto alla stampa cattolica, in programma fino a domenica 19 giugno. L’incontro è stato moderato da Claudio Turrini, vice direttore di “Toscana Oggi”. In apertura dei lavori è stato letto il saluto che Papa Francesco ha rivolto a «quanti condividono la sfida comunicativa della chiesa aiutando l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo».

L’avvento e la crescita delle nuove tecnologie negli ultimi anni, per monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, già direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, ha segnato la storia dei media della Conferenza episcopale italiana. Evidenziando che c’è molta attenzione sull’evoluzione dei media, privilegiando la dimensione ecclesiale, il presule ha analizzato le trasformazioni che si sono registrate in questi anni: «Si è passati da una percezione nebulosa del fenomeno della rete a una radicale svolta in cui i singoli sono diventati i protagonisti. Oggi non c’è diocesi che non abbia dovuto rivolgere la propria attenzione alla rete creando il proprio sito o portale». Senza dimenticare l’importanza della comunicazione cartacea, monsignor Pompili ha sottolineato che la convinzione di molti, oggi, è che non si possa fare qualcosa se questa prima non passa attraverso la rete. «C’è da affinare meglio la competenza – ha affermato – cercando di superare alcune ingenuità che fanno della rete un’amplificazione dei nostri messaggi. Non deve essere considerata uno strumento ma un ambiente nel quale siamo tutti immessi e nel quale lasciare una traccia anche cristiana».

L’immediatezza della notizia, l’abolizione della distanza fisica, la capacità di servirsi di strumenti come i social network e la disintermediazione sono stati i quattro aspetti analizzati dal direttore dell’Agenzia Sir Domenico delle Foglie. «Siamo travolti dall’immediatezza – ha detto -: oggi un giornalista ha per esempio come concorrente un blogger e poi grazie alle nuove tecnologie non esiste la distanza. Gli ultimi fatti di cronaca li abbiamo vissuti in casa nostra, sotto i nostri occhi». Ferruccio Pallavera, direttore de “Il cittadino di Lodi” ha spiegato come “trasforma” la notizia nazionale in locale. «Quando ci sono stai gli attentati a Parigi abbiamo raggiunto e intervistato gli studenti o i camerieri di Lodi che si trovavano in quel momento in Francia così come ora stiamo ascoltando i pareri dei nostri concittadini che si trovano in Inghilterra dove si terrà il referendum».

Naturalmente anche l’informazione radiofonica ha subito grandi trasformazioni ma per Andrea Domaschio, caporedattore di “Radio In Blu”, l’importante «è svolgere un lavoro da professionista vagliando le notizie e le fonti. È preferibile per esempio fare notiziari aggiornati ogni mezz’ora o ogni ora ma documentati piuttosto che fare diretta continua con delle smentite. Abbiamo una grande responsabilità nel fare informazione».

17 giugno 2016