Giornata del malato, il Messaggio di Francesco: “Affidarsi a Gesù”

In vista della celebrazione dell’evento, l’11 febbraio 2016 a Nazareth, diffuso il documento del Papa. Al centro la domanda: «Perché proprio a me?»

In vista della celebrazione centrale dell’evento, l’11 febbraio 2016 a Nazareth, diffuso il documento del Papa. Al centro la domanda: «Perché proprio a me?»

È il racconto evangelico delle nozze di Cana, «icona della Chiesa», il riferimento centrale del Messaggio del Papa per la XXIV Giornata mondiale del malato diffuso oggi, martedì 15 settembre, memoria della Beata Vergine Maria Addolorata. Il tema: “Affidarsi a Gesù misericordioso come Maria: Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.In vista della celebrazione centrale della Giornata mondiale, l’11 febbraio 2016 a Nazareth, Francesco propone una riflessione che risponde all’interrogativo che la malattia, «soprattutto quelal grave», suscita nel cuore di chi soffre: «Perché proprio a me?».

 Una domanda che «scava in profondità», si legge nel testo, mentre l’esistenza umana entra «in crisi» e si ribella. Potrebbe essere facile, allora, cedere alla «tentazione della disperazione» ma è proprio in questi momenti, avverte Francesco, che «la fede in Dio rivela tutta la sua potenzialità positiva», offrendo una chiave di lettura con cui scoprire «il senso più profondo di ciò che si vive». Una chiave che ci viene consegnata da Maria, Madre di Dio, «esperta della via» per arrivare più vicini a Gesù.

Il ricordo del Papa va alle mamme al capezzale di figli malati, ai figli che curano i genitori anziani, ai nipoti che restano accanto ai nonni. Affidandosi alle mani della Vergine. Per tutti loro, oltre alla salute, il pontefice invita a chiedere «qualcosa di più grande»: una pace, «una serenità della vita che parte dal cuore e che è dono di Dio». Il messaggio pontificio guarda anche ai servitori presenti alle nozze di Cana, coloro che riempiono le anfore di acqua che poi Cristo trasforma in vino. Sono «personaggi anonimi», spiega il Papa, ma «ci insegnano tanto» perché «obbediscono generosamente, e fanno subito e bene ciò che viene loro richiesto, senza lamentarsi e senza calcoli».

Questo, continua Francesco, ci dice che Cristo «conta sulla collaborazione» dell’uomo, sulla sua «disposizione al servizio dei bisognosi e dei malati»: tutti noi possiamo essere «mani, braccia, cuori che aiutano Dio a compiere i suoi prodigi, spesso nascosti». Guardando, poi, al prossimo Giubileo, Papa Francesco sottolinea che «ogni ospedale o casa di cura può essere segno visibile e luogo per promuovere la cultura dell’incontro e della pace», dove la malattia, la sofferenza, come pure l’aiuto professionale e fraterno «contribuiscano a superare ogni limite e ogni divisione».

15 settembre 2015