Giornata della pace, Lotti: crisi dei rifugiati, appello a «fare qualcosa»

Il 21 settembre la celebrazione. Flavio Lotti: «Serve una nuova consapevolezza». Proposta di dedicare la Giornata alle vittime della guerra

Il 21 settembre la celebrazione. Flavio Lotti: «La gravità della situazione esige nuova consapevolezza». Proposta di dedicare la Giornata alle vittime della guerra

21 settembre, Giornata internazionale della pace. Dalla Tavola della pace, la Rete della Perugia-Assisi e il Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani arriva l’appello a celebrarla con un minuto di silenzio. L’obiettivo: riflettere sul dramma che spinge tanti a scappare da guerra, violenza e miseria, ma anche condividere idee e progetti per «poter fare qualcosa per la pace». L’Onu, si legge in una nota diffusa dalla Tavola della pace, «invita tutti i cittadini del mondo a rinnovare il proprio impegno a vivere in armonia come membri di un’unica famiglia umana». Raccogliendo questo appello, insieme alla Rete della Perugia-Assisi e al Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani «proponiamo di dedicare il 21 settembre a tutti i bambini, le donne e gli uomini che hanno perso la vita a causa della guerra, della miseria e della violenza e ai sopravvissuti che soffrono ogni giorno le conseguenze di questi drammi».

Il coordinatore della Tavola Flavio Lotti ricorda le immagini delle cronache più recenti, dai respingimenti in Ungheria alla morte dei tanti che «non ce l’hanno fatta ad attraversare mari, deserti e frontiere». Come il piccolo Aylan, 3 anni, trovato morto sulle coste della Turchia. «Contro il cinismo e l’indifferenza, se la parola pace è ancora capace di suscitare in noi un’emozione – riflette -, lunedì 21 possiamo, anzi dobbiamo, fare qualcosa». Scambiando idee e progetti, come già avviene tra insegnanti, amministratori locali e cittadini. «In molte scuole – riferisce il coordinatore della Tavola – si parlerà dei progetti di pace da realizzare nel nuovo anno scolastico. Per alcuni sarà l’occasione per dare avvio ad un vero e proprio laboratorio della cultura della pace ispirato al programma nazionale di educazione alla cittadinanza democratica “Pace, fraternità e dialogo. Sui passi di Francesco”».

Una crisi, quella dei rifugiati, che «non lascia spazio a ipocrisie e ambiguità», dichiara ancora Lotti, riflettendo sulle sfide aperte dal fenomeno migratorio per l’Europa e non solo. «Non li vogliamo aiutare a casa loro. Non li vogliamo proteggere quando sono in pericolo. Non li vogliamo accogliere a casa nostra. Ma siamo tutti per la pace. Com’è possibile?». La «gravità» della situazione, rileva, «esige una nuova consapevolezza». All’orizzonte, l’appuntamento del 25 settembre, quando Francesco incontrerà i capi di Stato di tutto il mondo, a New York per la 70ma assemblea generale delle Nazioni Unite. Tra coloro che applaudiranno il suo appello a riunire la famiglia umana, conclude Lotti, «ci sono i governi che nelle scorse settimane, a Ginevra, hanno impedito l’approvazione della risoluzione che avrebbe iscritto la pace tra i diritti umani fondamentali della persona e dei popoli. Un fatto che nell’immediato non avrebbe certamente salvato la vita di nessuno ma che avrebbe contribuito a innalzare l’unico muro di cui abbiamo veramente bisogno: quello contro il caos e il disumanesimo dilagante».
21 settembre 2015