Giornata mondiale poveri, il messaggio di Francesco

Nelle parole del Papa, l’invito a liberarsi dalla logica dell’io e a mettersi in gioco in prima persona per i più bisognosi. Senza protagonismi ma in uno stile di collaborazione reciproca

«Questo povero grida e il Signore lo ascolta». Il messaggio di Papa Francesco per la II Giornata mondiale dei poveri è incentrato sul salmo 34 e sulla necessità di sentirsi coinvolti in prima persona a favore dei più deboli, mettendo da parte protagonismi e sentimenti «di disprezzo e pietismo». Istituita da Bergoglio a conclusione del Giubileo della Misericordia per la XXXIII domenica del tempo ordinario, quest’anno la Giornata sarà celebrata il 18 novembre.

Il Padre che non si dimentica dei figli e che ascolta il grido di dolore di quanti sono perseguitati, oppressi, poveri, rifiutati ed emarginati: per Francesco è questa la notizia da comunicare, perché nessuno deve sentirsi escluso «specialmente in un mondo che eleva spesso la ricchezza a primo obiettivo e rende chiusi in sé stessi». Nel messaggio Francesco analizza nel dettaglio i verbi gridare, rispondere e liberare che caratterizzano il versetto 7 del salmo 34 invitando a fare un «serio esame di coscienza» e a imparare ad ascoltare i bisogni del prossimo, perché «se parliamo troppo noi non riusciremo ad ascoltare loro». Uscire dalla logica dell’io e liberarsi dalla «cultura che obbliga a guardarsi allo specchio» ma farsi coinvolgere in prima persona è l’altro consiglio di Bergoglio per evitare di pensare erroneamente che «un gesto di altruismo possa bastare a rendere soddisfatti, senza lasciarsi compromettere direttamente».

In tal senso la Giornata mondiale dei poveri vuole essere una piccola risposta della Chiesa perché «la sollecitudine dei credenti non può limitarsi a una forma di assistenza, seppur necessaria ma richiede quell’attenzione d’amore che onora l’altro in quanto persona e cerca il suo bene». L’egoismo, la superbia, l’avidità e l’ingiustizia generano la povertà, «mali antichi, peccati che coinvolgono tanti innocenti, portando a conseguenze sociali drammatiche» ammonisce il Papa. Per invertire la rotta e liberare il prossimo dalla sua povertà è necessario «partire da una vicinanza concreta e tangibile». Ricordando Bartimeo, il cieco del quale parla l’evangelista Marco, Francesco esamina le tante forme di precarietà presenti nel mondo, come «la mancanza di mezzi basilari di sussistenza, la marginalità quando non si è più nel pieno delle proprie forze lavorative, le diverse forme di schiavitù sociale, malgrado i progressi compiuti dall’umanità». Forme di povertà che invece di incontrare la solidarietà del prossimo fanno innalzare la voce «del rimprovero e dell’invito a tacere e a subire. Sono voci stonate, spesso determinate da una fobia per i poveri, considerati non solo come persone indigenti, ma anche come gente portatrice di insicurezza, instabilità, disorientamento dalle abitudini quotidiane e, pertanto, da respingere e tenere lontani. Si tende a creare distanza tra sé e loro e non ci si rende conto che in questo modo ci si rende distanti dal Signore Gesù, che non li respinge ma li chiama a sé e li consola».

Ricordando le tante iniziative messe in atto lo scorso anno in molte diocesi per aiutare le categorie più fragili in occasione della I Giornata mondiale e quelle che ogni giorno vengono portate avanti da tante comunità, il Papa avverte che «davanti ai poveri non si tratta di giocare per avere il primato di intervento» perché i poveri non hanno bisogno di «protagonismo ma di amore che sa nascondersi e dimenticare il bene fatto». Di qui l’invito alle comunità a collaborare tra di loro perché spesso la cooperazione «tra realtà, che sono mosse non dalla fede ma dalla solidarietà umana, riesce a portare un aiuto che da soli non potremmo realizzare. Riconoscere che, nell’immenso mondo della povertà, anche il nostro intervento è limitato, debole e insufficiente conduce a tendere le mani verso altri, perché la collaborazione reciproca possa raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace».

Oggi il mondo «loda, insegue e imita coloro che hanno potere e ricchezza, mentre emargina i poveri e li considera uno scarto e una vergogna» ricorda il Papa, il quale invita tutti i fedeli, in particolare coloro a cui sono state imposte le mani per il servizio ai poveri, a vivere la Giornata mondiale «come un momento privilegiato di nuova evangelizzazione. I poveri ci evangelizzano, aiutandoci a scoprire ogni giorno la bellezza del Vangelo. Non lasciamo cadere nel vuoto questa opportunità di grazia. Sentiamoci tutti, in questo giorno, debitori nei loro confronti».

14 giugno 2018