Giubileo, sulle orme di Angelo Paoli

La diocesi di Roma rilancia i pellegrinaggi nei luoghi in cui il beato carmelitano ha esercitato la carità. Ne parla padre Lucio Zappatore

La diocesi di Roma rilancia l’iniziativa dei pellegrinaggi nei luoghi in cui il beato carmelitano ha esercitato la carità. Ne parla padre Lucio Zappatore

Una “Madre Teresa di Calcutta ante litteram”: è questo ciò che padre Lucio Maria Zappatore vede in Angelo Paoli, carmelitano vissuto nel Settecento. Una figura, quella di Paoli, «tornata in auge perché beatificata nella celebrazione presieduta dal cardinale vicario Agostino Vallini nel 2010», cioè tre secoli dopo la morte. «Guai – Zappatore cita le parole pronunciate in quell’occasione dal cardinale – se fate perdere la memoria di questo personaggio incredibile». Emblema della «fantasia della carità», di Paoli – toscano trapiantato a Roma come san Filippo Neri – si può dire che sia stato il precursore della clownterapia. «Basti pensare che a quei tempi invitava, una volta a settimana, orchestrine e clown all’ospedale San Giovanni di Dio per allietare i convalescenti».

Padre Lucio, anch’egli carmelitano, ha preso a cuore la causa dell’antico confratello – di cui ricorre la festa liturgica il 20 gennaio prossimo – e si è messo a studiarne la vita. È nata così, sei anni fa, l’idea di fare un pellegrinaggio nei luoghi della Capitale in cui il beato ha esercitato la carità. In occasione del Giubileo straordinario della Misericordia, la diocesi di Roma ha inserito il pellegrinaggio, che dura 4 ore, tra i percorsi offerti ai pellegrini; l’itinerario – in tutto nove tappe – viene ora arricchito con brevi riflessioni sulle sette opere di misericordia corporali.

Il cammino ha inizio l’ultimo sabato di ogni mese – il prossimo è previsto per il 30 gennaio dalle ore 9 – dalla piazzetta dei Santi Silvestro e Martino ai Monti (viale del Monte Oppio 28), dinanzi all’omonima chiesa in cui è sepolto Paoli. «Si parte proprio da qui – spiega padre Lucio – perché è in questo slargo che egli ogni giorno distribuiva il pane ai bisognosi». Si prosegue per il Conservatorio delle “Viperesche” in via di San Vito: allora ospizio per ragazze in difficoltà, qui Angelo Paoli fu per anni confessore e direttore spirituale. Procedendo si toccheranno le restanti tappe. Dalla Scala Santa alla basilica lateranense, per attraversarne la Porta Santa. Quindi la visita alla Sala Mazzoni, antico padiglione maschile dell’ospedale San Giovanni dell’Addolorata. «Chiusa nei restanti giorni dell’anno, viene aperta solo in questa particolare occasione: si ha l’occasione così di visitare luoghi suggestivi altrimenti inaccessibili», rivela padre Lucio.

Riprendendo la strada, ci si fermerà in via di San Giovanni in Laterano dinanzi a una lapide che ricorda l’Ospizio dei convalescenti, fondato dal beato per accogliere i malati dimessi dal vicino ospedale. E poi ancora la visita alla cappella di Santa Maria della Pietà all’interno del Colosseo, «fatto recintare per la prima volta, quest’ultimo, proprio dal beato, essendo diventato luogo di prostituzione». Sosta anche all’antico monastero della Purificazione dove «è conservata una cappellina del XIII secolo e in cui il beato Paoli celebrava la Messa. Diventata nel tempo un immondezzaio l’abbiamo fatta ripulire – conclude padre Lucio -, portando di nuovo all’antico splendore i dipinti alle pareti». Il pellegrinaggio termina a Colle Oppio, alla mensa “San Giovanni Paolo II” della Caritas.

20 gennaio 2016