«Gli irrecuperabili non esistono». Idee e progetti contro la devianza minorile

Convegno del Borgo Ragazzi Don Bosco. L’invito a fare rete e le novità dal Comune di Roma: una rete territoriale per l’affido e corsie preferenziali nei Col

«I ragazzi sono di chi arriva prima. Ed è per questo che dobbiamo arrivare prima noi, per impedire agli altri, che promettono facili guadagni e scorciatoie, di arrivare prima di noi e portarli verso la devianza»: così, prendendo in prestito la frase di don Alfonso Alfano che dà il titolo al convegno, don Daniele Merlini ha aperto ieri, 24 novembre, l’incontro, organizzato e ospitato da Borgo Ragazzi Don Bosco, per tornare a riflettere sulla devianza minorile e soprattutto a costruire e condividere nuove prassi. Sul palco, rappresentanti del mondo salesiano, della psichiatria, della giustizia minorile, del servizio sociale e delle istituzioni, per provare a immaginare insieme un mondo in cui i ragazzi possano trovare e seguire la propria strada, senza essere intercettati e “tentati” dalla criminalità più o meno organizzata. «Dobbiamo guardarci intorno per osservare le situazioni in cui i giovani vivono nelle periferie, dobbiamo frequentare le loro piazze, anche quelle virtuali, per arrivare prima che arrivino loro altre proposte – è l’appello di don Merlini -. Per fare questo, servono reti di collaborazione, sentiamo l’urgenza di unirci e di formare comunità educative sul territorio, che mettano in campo nuove idee e nuove strategie, perché il grido di aiuto dei giovani non può lasciarci indifferenti ma deve trovare risposta in nuove prassi educative».

Questo il senso e lo scopo dell’incontro: condividere storie, esperienze, strategie, progetti. «Il principio di fondo è una convinzione necessaria: gli irrecuperabili non esistono – ha detto Alessandro Iannini, responsabile Emarginazione e disagio dell’Ispettoria salesiana dell’Italia centrale e docente universitario -. Come mi disse don Alfonso tanti anni fa, non possiamo allontanare le mele marce per paura che anche le altre marciscano: in ogni mela marcia può esserci un seme buono. L’educatore deve innanzitutto cogliere nel ragazzo qualcosa che lui stesso ancora non coglie di sé. Dobbiamo passare dal farci carico del problema all’accogliere la persona. Dobbiamo accompagnare il ragazzo a scoprire che anche nella vicenda negativa, come l’essere stato “beccato”, può esserci la svolta della vita. Dobbiamo fare con i ragazzi un patto educativo che sia chiaro, fare mediazione sociale, lavorare sul territorio e parlare “bene” di questi ragazzi, mostrando alla società le loro ricchezze. Dobbiamo – anche questo è importantissimo – dare a questi ragazzi la possibilità di donare qualcosa. Per “arrivare prima”, dobbiamo lavorare insieme, con patti educativi territoriali; essere presenti in modo stabile, sostenere le famiglie con interventi sociali sistemici e globali e accompagnare il lavoro degli operatori sociali».

A riferire qualche dato sulla giustizia penale minorile, è intervenuta Federica Brioschi, dell’associazione Antigone, che ha innanzitutto sottolineato l’importanza della «prevenzione del crimine, ma anche del lavoro per riempire l’attuale baratro del post-pena». Riguardo i numeri e le tendenze, «la giustizia minorile punta molto sulle misure alternative, tanto che il ricorso all’Istituto penale minorile (Ipm) è residuale, con appena il 2.7%. Diversa la situazione degli adulti: circa 54mila quelli in carcere, a fronte di circa 60mila in misura alternativa: proporzioni decisamente diverse, segno che la giustizia minorile crede molto nella possibilità di dare una seconda opportunità ai ragazzi, con una presa in carico personalizzata e olistica».

Altri dati sono stati riferiti da Alessandra Fralleoni, direttrice dell’Ufficio servizi sociali minorenni (Ussm) di Roma. «Sulla base dei dati del primo semestre 2022 – ha riferito – la presa in carico dal parte dell’Ussm è in crescita, con 1.772 casi, contro i 1.709 del 2021 e i 1.628 del 2019. La prevalenza è maschile, appena il 12,5% sono ragazze. E si tratta per lo più di italiani, a fronte del 26,7% di stranieri: un dato che però deve tener conto del fatto che in carcere le proporzioni sono invertite, perché evidentemente gli italiani hanno maggiori strumenti per accedere a misure alternative all’istituto penitenziario rispetto agli stranieri. Registriamo poi una preponderanza di reati contro il patrimonio (47,6%), in aumento sono quelli contro la persona (28,3%), ma ci allarma soprattutto l’alto numero (873) di lesioni volontarie, anche gravi e di gruppo. E i 72 reati contro la famiglia, spesso accompagnati da disagio psichico. I ragazzi in carico all’Ussm appartengono a tutte le classi sociali, non mancano i figli dei principi – ha osservato Fralleoni – ma oltre il 90% di loro presenta criticità nelle agenzie educative primarie, famiglia e scuola, così come nella percezione dell’autoefficacia, ovvero nel pensarsi capaci di fare qualcosa».

Le osservazioni di Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione Lazio, sono state riferite da Cecilia Corrias, coordinatrice del Centro accoglienza minori di Borgo Ragazzi Don Bosco. «Dal recente Report “Lazio senza Mafie“, emergono alcuni spunti interessanti – ha detto -. Primo, la delocalizzazione della criminalità organizzata sul territorio: oggi esistono oltre 100 piazze e questo comporta un’organizzazione accurata, che include veri e propri step di carriera. Secondo, dobbiamo sapere che la criminalità organizzata ha un suo welfare e assicura appartenenza, relazioni, riconoscimento e protagonismo: in altre parole, quelli che dovrebbero essere i nostri strumenti. Per questo dobbiamo essere veloci e attenti, per arrivare prima, presidiando tutti i territori, compreso quello virtuale».

Una riflessione sulla «opacità dei delitti di oggi» e il «venir meno di tutti i paradigmi con cui spiegavamo la devianza» è stata offerta da Silvio Ciappi, criminologo clinico, psicoterapeuta, docente universitario e supervisore del Centro per minori: «I ragazzi cercano identità e non la trovano più nella scuola, nel lavoro, nella famiglia. L’identità si forma attraverso la relazione, dove ci sia uno che questa identità la riconosce. Un centro come questo, in cui si fa relazione, è un centro in cui si costruisce identità e quindi si previene o si supera la devianza».

La seconda parte dell’incontro è stata dedicata a un confronto tra diversi rappresentanti istituzionali: Angelina di Prinzio, direttore dei Servizi alla persona del comune di Roma; Antonio Bortone responsabile Area II Attuazione provvedimenti autorità giudiziaria; Daniela Corbo, dell’IPM di Roma Casal del Marmo; e Alessandro Chiorri, direttore generale Cnos-Fap Regione Lazio. Si è riflettuto sulla correlazione tra violenza domestica, uso delle sostanze e dispersione scolastica: tre elementi centrali emersi dal Gruppo interistituzionale di lavoro per la preparazione del Convegno, che si è riunito tre volte tra maggio e ottobre 2022. «Spesso l’uso delle sostanze è connesso alla violenza domestica e rappresenta una compensazione al disagio, quasi fosse un farmaco», ha detto Bortone. Chiorri, da parte sua, ha fatto notare come «non tutti i ragazzi in dispersione scolastica finiscano nella devianza, ma quasi tutti i ragazzi in devianza hanno alle spalle una storia di dispersione scolastica. Prevenire la dispersione significa quindi prevenire la devianza. Bisogna però agire prima che la dispersione avvenga, utilizzando tutti gli strumenti disponibili, tra cui corsi professionali che però, tenendo conto dell’urgenza di questi ragazzi di trovare un lavoro, siano brevi e non pluriennali, come sono oggi la maggior parte dei corsi nella nostra regione».

Sull’impegno del Comune di Roma in questa direzione si è soffermata Angelina Di Prinzio, anticipando alcuni prossimi provvedimenti: in particolare, «percorsi di giustizia riparativa nell’ambito delle strutture e degli uffici comunali, attraverso un accordo tra Comune e Ussm. Nell’ambito del bando Sai e della ricostruzione del relativo capitolato, stiamo poi sottoscrivendo un protocollo con i Centri per l’orientamento al lavoro (Col), per sperimentare una corsia preferenziale per i Msna. Stiamo inoltre concludendo il protocollo per la costituzione di una rete territoriale per l’affido e crediamo sia importante, al tempo stesso, sostenere e promuovere progetti di semiautonomia supportata. Tutti strumenti che crediamo utili ed efficaci per raggiungere lo scopo che oggi condividiamo: prevenire la devianza giovanile attraverso la proposta di opportunità e sostegni». (Chiara Ludovisi)

25 novembre 2022