Grazie a Madre Teresa «curo i bambini che devono ancora nascere»
In un libro, Noia, direttore dell’Hospice perinatale del Gemelli, e i suoi incontri con la santa di Calcutta: «Ci chiese di aiutare le ragazze madri»
Giuseppe Noia, direttore dell’Hospice perinatale del Gemelli, e i suoi incontri con la santa di Calcutta: «Ci chiese di aiutare le ragazze a portare a termine le gravidanze»
Ha incontrato una santa, ha trascorso del tempo con lei, ne ha ascoltato i consigli e seguito gli insegnamenti. Nel suo libro “Una goccia d’amore cambia il mondo: Madre Teresa e l’Università Cattolica”, il professor Giuseppe Noia racconta lo «straordinario» vissuto nel quotidiano accanto a madre Teresa di Calcutta. Un’esperienza coinvolgente che ha dato nuovo impulso alla sua vita professionale e spirituale. Presentato sabato primo aprile nella chiesa di San Gregorio al Celio, il testo racchiude i momenti più intensi trascorsi accanto alla santa nei quindici anni di frequentazione a partire dal primo incontro avvenuto in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Medicina il 10 dicembre 1981.
Fu proprio in quella occasione che Noia, docente di Medicina dell’età prenatale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, direttore dell’Unità operativa complessa Hospice perinatale – centro cure palliative perinatali del Policlinico Gemelli, decise di dedicare la sua vita ai bambini non ancora nati e, in particolare, a quelli con patologie prenatali anche gravi. A motivarlo furono le parole di madre Teresa: «A voi, medici di questo policlinico, dico: se c’è una donna che non vuole il proprio bambino “give him to me”! Datelo a me, me lo prendo io! Aiutate le mie consorelle e le mie ragazze madri della “Casa Allegria” di Primavalle!».
Da quell’incontro sono nate una task force, che in questi anni ha assistito nella gravidanza e nel parto più di 4.500 ragazze madri, e, nel 2015, la fondazione “Il cuore in una goccia”, voluta da Noia, dalla moglie, Anna Luisa La Teano e da Angela Bozzo. «Madre Teresa ci ha insegnato a vivere la nostra professione come una missione e ci ha lasciato il mandato di prenderci cura delle “sue” ragazze madri – ha spiegato Noia -. Queste donne mi hanno insegnato tanto. Nell’assoluta solitudine, senza un compagno, una casa, un lavoro, sono state in grado di accettare il dono della vita perché sapevano dare ad essa il senso vero a differenza di tante donne che hanno tutto».
Nel libro, corredato da fotografie, vengono raccontate le altre due visite di Madre Teresa al policlinico: nel 1985, in occasione di una lezione accademica su servizio e carità, e nel 1996 per la visita nei reparti, nel Day Hospital e nella sala parto della clinica Ostetricia. «Filo conduttore dell’intero volume è l’amore» ha affermato Massimo De Lellis, specialista in medicina bioetica, che ne ha curato la prefazione. Densa di emozioni la pagina che descrive l’ultimo incontro con la santa di Calcutta, nel luglio 1997, quando la Madre disse al professore di seguire la regola delle 5 dita ogni volta che si preparava a fare qualcosa: “io faccio questo per Gesù” affermò toccandosi le dita. Dagli insegnamenti della suora, Noia e il suo staff hanno imparato ad accostarsi con amorosa delicatezza alle donne pronte ad abortire perché portano in grembo un bimbo affetto da patologie.
Molte le donne che, sentendosi sostenute, hanno cambiato idea accettando quel figlio come un dono, anche se malato. «Questo ci spinge ad andare avanti anche contro le posizioni etiche in Italia – ha affermato Noia – contro chi ci deride e ci combatte. Ci scivola tutto addosso perché ci spinge solo la carità di Dio». Due anni fa a tutela della vita e della salute materna e fetale è nata la fondazione “Il Cuore in una goccia” che si prefigge di supportare le famiglie che vedono trasformarsi la gioia della nascita di un figlio nel dramma di scoprire che il piccolo è affetto da malformazioni. La fondazione opera nella prevenzione, informazione, terapia e accompagnamento attraverso tre braccia operative: medico – scientifica, familiare e spirituale «perché scienza e fede camminano insieme» ha sottolineato Noia.
«Nel ramo familiare operano famiglie “testimoni” e “Cireneo” – spiega La Teano –. Le prime hanno vissuto la sofferenza di attendere, e in alcuni casi perdere, un figlio con patologie gravi e offrono la loro testimonianza a famiglie che si trovano a vivere il loro stesso dramma. I “Cireneo”, invece, sono persone che, pur non avendo vissuto direttamente questa esperienza, sono accanto a mamme che devono affrontare la malattia del figlio e offrono loro qualsiasi tipo di assistenza». Ad Angela Bozzo è affidato il ramo spirituale: «Esiste già un cenacolo di preghiera consacrato a Santa Maria degli Angeli, dopo Pasqua ne nascerà un altro – spiega –. Preghiamo giorno e notte per sostenere i medici, i malati, i bambini, le famiglie».
3 aprile 2017

