Guerra in Ucraina: la visita del cardinale Sandri alla frontiera romena

L’incontro con i rifugiati e l’attraversamento del confine per dire agli ucraini: «Sappiate che non siete soli. Malgrado tutte le difficoltà, le distruzioni, l’angoscia, non possiamo perdere la speranza»

Si è conclusa domenica 5 giugno la visita del cardinale Leonardo Sandri in Romania, dove ha incontrato la Chiesa greco-cattolica di Cluj-Gherla, Maramureș e Blaj e i rifugiati ucraini assistiti dalla comunità ecclesiale. In particolare, dopo una visita al centro per i rifugiati di Sighet Marmației, alla frontiera romena con l’Ucraina, il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha passato il confine, entrando nel Paese lacerato dalla guerra. Accompagnato dal nunzio apostolico in Romania Miguel Maury Buendìa e dai vescovi greco-cattolici romeni Vasile Bizău e Cristian Crișan, ha incontrato a Solotvino l’amministratore apostolico dell’Eparchia ucraina di Mukachevo Nil Yuriy Lushchak, insieme alle altre autorità consolari.

«Siamo tante volte disarmati, impotenti vedendo questa triste, insensata e impensata situazione – ha affermato il porporato -. Il Papa stesso non ha più parole per esprimere tanta sofferenza, soprattutto degli innocenti: bambini, anziani, mamme. È come un olocausto questa guerra. Non abbiamo che lacrime e un silenzio che si fa preghiera. Cercheremo con tutti i mezzi ad aiutare anche in loco gli sfollati. Sappiate che non siete soli», ha assicurato. Quindi, l’incoraggiamento: «Malgrado tutte le difficoltà, le distruzioni, l’angoscia, non possiamo perdere la speranza. Questa speranza deve darci forza per continuare a fare il bene per gli altri e per aspettare un giorno, il più presto possibile, la pace».

Nelle parole di Sandri anche il saluto all’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, a cui ha assicurato la solidarietà e la vicinanza del Papa e di tutta la Chiesa cattolica: «La nostra preghiera è ogni giorno per voi, per la pace, per la riconciliazione». A sua volta, ricordando la preghiera per la pace presieduta da Francesco in Santa Maria Maggiore lo scorso 31 maggio, Lushchak ha chiesto al cardinale di trasmettere al pontefice la gratitudine del popolo ucraino: «Ci dà coraggio per andare avanti».

Ai rifugiati ucraini accolti nel centro di Sighet il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali ha portato prodotti alimentari e sanitari di prima necessità offerti dal pontefice, pregando con loro e fermandosi con le mamme e i bambini ospitati nel monastero delle suore greco-cattoliche della Madre di Dio. «Quella del Papa – ha detto – è una sollecitudine travagliata per la sofferenza che ha nel suo cuore a causa di questa guerra così insensata e impensabile. Il suo cuore non è soltanto un cuore aperto per dare e aiutare ma è anche un cuore che condivide le lacrime, le sofferenze dei bambini, degli anziani, delle donne, dei giovani, di tutti quelli che hanno dovuto lasciare la loro terra a causa di questa guerra. Quindi, questo dono del Papa è solo un segno del suo cuore grande per tutti quelli che soffrono le conseguenze di questo terribile male che è la guerra. E con il Papa preghiamo perché Dio conceda al più presto possibile la pace».

In Romania Sandri ha anche inaugurato, a Blaj, la “Casa della misericordia – Papa Francesco”, destinata proprio ai rifugiati – potrà ospitarne fino a 30 -, realizzata con l’aiuto esterno di L’Œuvre d’Orient (Francia) e delle chiese di Monaco e Friburgo, Augsburg, Rottenburg-Stoccarda e Münster.  «Papa Francesco arriva così ad essere presente, per quelli che arriveranno qui, con la sua paternità e la sua premura per coloro che soffrono», ha sottolineato il porporato. Ancora, Sandri ha incontrato il sinodo della Chiesa romena unita con Roma, greco-cattolica, concelebrando la messa nella cattedrale greco-cattolica Santissima Trinità di Blaj, insieme ai vescovi greco-cattolici e all’arcivescovo maggiore il cardinale Lucian Mureșan, nella festa dei beati vescovi romeni martiri.

7 giugno 2022