Guerra in Ucraina, Reina: «Il Dio della pace intervenga e ristabilisca l’armonia»
Presieduta dal vicario la Messa per la fine del conflitto, organizzata dall’ambasciata ucraina presso la Santa Sede. Accanto a lui il cardinale Gugerotti (dicastero Chiese orientali). Il ringraziamento a Francesco «per le sue parole forti in questi tre anni»
Iryna da tre anni parla con suo figlio solo tramite messaggi. Lui non vuole farla preoccupare. I suoi occhi, però, raccontano altro. Vive ogni giorno con il terrore che gli possa capitare qualcosa. Non appena è scoppiata la guerra in Ucraina, è andato al fronte come volontario. «È rimasto subito ferito al braccio», ci racconta indicandoci il suo, come se fosse stata colpita lei stessa. La basilica di San Giovanni in Laterano, intanto, si sta riempiendo per la Messa per la pace organizzata dall’ambasciata di Ucraina presso la Santa Sede, che è stata celebrata ieri mattina, 24 febbraio, dal cardinale vicario Baldo Reina. Con lui, anche il cardinale Claudio Gugerotti, prefetto del dicastero per le Chiese orientali.
Il figlio di Iryna, ora, è ritornato a casa. Vive in una cittadina vicino a Kiev. Ma la preoccupazione di sua madre è rimasta la stessa. Comincia a stringere forte un rosario nero, prima di lasciarsi andare alle lacrime. Smette per qualche secondo di parlare. Si è appena ricordata del fratello di una sua amica. Lui, dal fronte non è mai più tornato.
Proprio alle tante vittime di questi tre anni di guerra si è rivolto il pensiero del cardinale vicario Baldo Reina. «Le vogliamo mettere sull’altare del Signore perché le accolga nella sua dimora di pace», ha detto alla fine dell’omelia il porporato, che ha ricordato l’impegno di Papa Francesco e ha pregato per lui. «Ci sentiamo in comunione con il Santo Padre, lo accompagniamo con la nostra preghiera in questo momento delicato della sua vita – ha detto -. E vogliamo ringraziarlo per le sue parole forti in questi tre anni. Parole che davvero abbiamo colto come profetiche, perché chiedono e hanno chiesto il dono della pace. Quante volte il Santo Padre ha detto basta e ha invocato il cessate il fuoco. Noi oggi non possiamo non far riecheggiare queste parole di premura paterna, affinché il popolo ucraino ritorni ad avere la pace».
Il cardinale vicario ha voluto quindi pregare per le famiglie delle vittime, «per quanti ancora avvertono il dolore, la sofferenza, lo strazio, per tanti affetti che sono stati strappati». E ha invocato che «ritorni a risplendere la sapienza, l’intelligenza prudente e che da parte di tutti noi cristiani davvero ci sia una sincera e umile professione di fede, perché il Dio della pace intervenga e ristabilisca l’ordine e l’armonia». Dove c’è la guerra, ha aggiunto Reina, «non c’è la sapienza, lì dove c’è il conflitto e l’invasione, non c’è l’intelligenza prudente. Abbiamo bisogno di chiedere al Signore – ha concluso – che ritorni la capacità di ragionare, di riflettere, di utilizzare l’intelligenza rispetto alle questioni che negli ultimi giorni sembrano ancora più complesse».
Una celebrazione intima e sentita, quella presieduta dal cardinale vicario. Il Vangelo è stato cantato anche in ucraino. La preghiera dei fedeli è stata letta dagli ambasciatori di Cile, Polonia, Lituania, Francia, Portogallo, Paesi Bassi e Ungheria, mentre il decano del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, l’ambasciatore Georges Poulides di Cipro, ha letto la Prima Lettura, dal Libro del Siracide.
Alla fine della celebrazione, l’intervento di Andrii Yurash l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, che si è aggiunto alle preghiere per Papa Francesco e ha ringraziato il cardinale Reina per le sue parole. «Siamo sinceramente grati a Sua Santità – ha detto -. Nel secondo anno di guerra, grazie al suo personale impegno, tutti hanno iniziato a utilizzare la formula “pace giusta e duratura”». Perché, ha aggiunto, «si può accettare solo una pace che sia fondata sulla giustizia. Una pace che sia solo una formalità raggiunta con un accordo alle spese di qualcuno, senza la punizione dell’aggressore e senza il ripristino di una vita normale per tutti, non sarà mai una pace vera».
Presente alla Messa anche don Marco Yaroslav Semehen, rettore della basilica di Santa Sofia, in via Boccea. «Stiamo pregando per Papa Francesco – ha detto a Roma Sette -. Grazie a lui, dopo pochi giorni dall’inizio della guerra, è partito il primo camion per l’Ucraina con i viveri. A oggi, servono soprattutto vestiti e cibo. Nella nostra comunità – aggiunge -, c’è molta sofferenza e preoccupazione. In molti hanno perso i propri cari». A risollevarli, un segno di speranza arrivato due mesi fa direttamente da alcuni bambini ucraini. Dei disegni di Natale colorati.
25 febbraio 2025

