Hong Kong: arrestato e poi rilasciato su cauzione il cardinale Zen

Il porporato, 90 anni, vescovo emerito della città, fermato nel pomeriggio dell’11 maggio con altre 4 persone per «collusione con forze straniere». LaSanta Sede: «Preoccupazione» per la notizia e «estrema attenzione» per l’evolversi della situazione

Prima l’arresto, nel pomeriggio di ieri, 11 maggio, insieme ad altre 4 persone, quindi in serata, intorno alle 23 ora locale, quando in Italia erano le 17, il rilascio su cauzione dalla stazione di polizia di Chai Wan. Dai media locali ai social network, la notizia è rimbalzata in fretta sui mezzi di informazione di tutto il mondo: 90 anni, vescovo emerito di Hong Kong – che ha guidato dal 2002 al 2009 – e dichiarato sostenitore del movimento democratico, il cardinale Jospeh Zen Ze-Kiun, da sempre nel mirino del governo centrale di Pechino per le sue posizioni in merito al rispetto dei diritti umani e politici in Cina, è stato fermato con l’accusa di «collusione con forze straniere».

A eseguire l’arresto, la sezione della polizia costituita per vegliare sulla sicurezza nazionale cinese, al termine di un’indagine iniziata nel settembre scorso, riferiscono i media locali, relativa proprio alla violazione della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino nel giugno 2020. Legge condannata a livello internazionale, che può comportare pene fino all’ergastolo. Il cardinale salesiano, in particolare, è stato fermato dalla polizia insieme all’avvocatessa Margaret Ng, 74 anni, ex deputato dell’oppposizione; all’attivista e cantante pop Denise Ho; alla militante Cyd Ho; e all’ex accademico Hui Po-keung. Hui era già stato arrestato in aeroporto martedì notte mentre era in partenza per la Germania. La militante pro-democrazia Ho era già in prigione per altri tipi di accuse. I cinque erano tutti amministratori del “612 Humanitarian Relief Fund”, un fondo che ha aiutato i manifestanti arrestati durante le proteste pro-democrazia e anti-Cina nel 2019 a pagare le spese legali e mediche. Anche il loro arresto è stato confermato da fonti legali di Hong Kong. Anche gli altri 4, secondo i cronisti locali, sarebbero stati rilasciati su cauzione. Secondo quanto riferisce AsiaNews, il cardinale salesiano «era uno degli amministratori fiduciari dell’organizzazione benefica, che ha smesso di operare nell’ottobre scorso»

Già nei mesi scorsi, alcune testate giornalistiche di Hong Kong pro-establishment, ricorda ancora l’agenzia del Pime, accusavano il vescovo emerito di «aver incitato gli studenti a rivoltarsi nel 2019 contro una serie di misure governative». Zen, creato cardinale da Benedetto XVI nel 2006, in passato si è esposto anche in prima persona per aver criticato il controllo esercitato dal Partito Comunista cinese sulle comunità religiose. Una vita, la sua, da sempre in prima linea in difesa della libertà religiosa e dei diritti umani. Ha condannato la rimozione delle croci dall’esterno delle chiese in Cina e ha celebrato, negli anni, Messe in ricordo dei martiri di Tienanmen a Pechino, massacrati dalle autorità il 4 giugno del 1989 per aver chiesto libertà e democrazia. Ha preso posizione contro l’accordo tra Vaticano e Cina sulla nomina dei vescovi. E ancora, la sua voce si è levata alta anche in difesa degli uiguri, un’etnia che vive nello Xinjiang.

Secondo quanto riportano i media di Hong Kong, il cardinale non ha rilasciato dichiarazioni all’uscita dalla stazione di polizia. È entrato in un’auto privata e se ne è andato. Era accompagnato da cinque persone. L’arresto e le accuse restano confermati. La diocesi cattolica di Hong Kong al momento non ha ancora pubblicato un commento ma dalla Santa Sede è arrivata immediatamente una nota in cui si dice di aver appreso «con preoccupazione» la notizia dell’arresto e di seguire «con estrema attenzione l’evolversi della situazione».

12 maggio 2022