«I giovani sono diversi ma ci chiedono: prendeteci sul serio»

Conclusa la prima settimana di lavori. Il punto con i cardinali Gracias, Lacroix e Tsarahazana. La necessità di formazione su affettività e sessualità. Il Papa in Madagascar nel 2019

La prima settimana di lavori del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani va in archivio ed è toccato a tre cardinali, l’indiano Gracias, il canadese Lacroix e il malgascio Tsarahazana, e all’uditrice suor Nathalie Becquart fare il punto sull’assemblea. Con una prima sorpresa annunciata dal cardinale africano: il Santo Padre si recherà in Madagascar nel 2019. Il portavoce Greg Burke non ha dato conferme ufficiali ma la sua ammissione che il viaggio è allo studio gli assomiglia molto. Lo stesso Burke ha detto che il Papa tornando a Santa  Marta «è inciampato ed è caduto ma si è prontamente rialzato e sta bene». Dal canto suo il prefetto della segreteria per la comunicazione Ruffini ha fatto riferimento alla richiesta che l’apposita commissione «si faccia carico di un linguaggio più vicino a quello dei giovani, ad esempio attraverso video, che riguardi anche il messaggio conclusivo».

Il cardinale Tsarahazana ha riferito della situazione dei giovani nel suo Paese, in cui «la Chiesa è considerata istituzione affidabile, malgrado le imperfezioni». Ma quello che preoccupa è una povertà estrema: «La disoccupazione che li aspetta è una certezza. C’è scoraggiamento, a causa della corruzione, una cancrena. I giovani si chiedono a cosa serve fare sforzi». A questo si aggiunge un’ingiustizia dilagante che favorisce l’insicurezza. «Ascoltare i giovani vuol dire interessarsi alla loro vita, a quello che vivono, altrimenti si rivolgeranno alle sette, a torto o a ragione, che propongono un avvenire migliore, delle soluzioni. Bisogna interessarsi alle loro vite, parlar loro, amarli, è così che arriveranno a fidarsi della Chiesa. Abbiamo lanciato un appello per far capire che non bisogna separare vita e fede. Se tutti i cristiani malgasci vivessero davvero tutta la loro fede non ci troveremmo in queste condizioni di povertà. Noi dobbiamo essere autentici, dare l’esempio. Ascoltare, interessarci, per incoraggiare i giovani nella loro vita e nella loro fede», ha insistito il porporato.

«I giovani sono diversi ma le aspirazioni basilari sono le stesse – ha aggiunto il cardinale Gracias -: ci dicono prendeteci sul serio, state con noi, fidatevi di noi, permetteteci di fare degli errori». E un’altra sorpresa è stata il numero di giovani che dicono «dateci liturgie migliori. Dateci la parola di Dio, fate sì che attraverso la liturgia sperimentiamo Dio. È stata una sorpresa, ne sono molto felice». Questo è uno dei temi che sarà affrontato nelle prossime settimane ma intanto è emerso che i vescovi sono «un po’ cauti – ha aggiunto Gracias -. Forse dovremmo cambiare la nostra mentalità. Sono fiducioso che avremo una linea chiara dell’approccio all’apostolato dei giovani alla fine del Sinodo».

Ancora una volta è emerso il tema degli scandali. «Evidentemente fa parte della nostra esperienza – ha detto il cardinale Lacroix -. Se ne è parlato perché fa parte della realtà di oggi, non l’abbiamo evitato. Tutti vogliamo una vita più coerente. Non ci troveremmo in questa situazione se vivessimo la nostra fede. Sentiamo questa chiamata alla conversione di tutta la Chiesa a cui ci invita il Santo Padre». E nel circolo minore di lingua francese è emersa la necessità di «una migliore formazione su corpo, affettività e sessualità». La Chiesa, ha aggiunto Gracias, «non vuole essere difensiva. Gli stessi vescovi ne volevano parlare e ne abbiamo discusso approfonditamente. Tutti vogliamo una Chiesa più autentica. Ci sono stati fallimenti di politiche, sinodo di sistemi e qualcosa deve essere modificato». Scandali che rischiano di minare la fiducia dei giovani: «Tutti sono chiamati alla conversione, iniziando da noi stessi – ha ribadito il cardinale Tsarahazana -. I pastori dovrebbero essere coerenti con la loro vita. E poi non bisogna aver paura di parlare ai giovani. Se fossimo padri biologici diremmo a un figlio malato “vai da un altro?”. Non bisogna aver paura, anche se non si trovano soluzioni concrete. I giovani devono sentirsi amati e stimati. Altrimenti sono parole al vento. Solo la testimonianza attira davvero».

9 ottobre 2018