I vescovi: tutelare la dignità del lavoro

Il messaggio della Commissione Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, per la festa del 1° maggio. «Non chiudersi nella sterilità della paura»

“Il capitale umano al servizio del lavoro”. Recita così il titolo del messaggio dei vescovi italiani in occasione della festa dei lavoratori, il prossimo 1° maggio, diffuso oggi, 16 aprile. Il punto di partenza è l’analisi del sistema economico attuale, che «ha dimostrato capacità eccezionali – scrivono i presuli – nel creare valore economico a livello globale, nel promuovere innovazione e progresso scientifico e nell’offrire ai consumatori una gamma sempre più vasta di beni di qualità». Non manca il «rovescio» della medaglia, che viene individuato nella «difficoltà di promuovere un’equa distribuzione delle risorse, di favorire l’inclusione di chi viene “scartato”, di tutelare l’ambiente e difendere il lavoro».

In questo contesto, si legge nel messaggio della Cei, «la sfida più formidabile, soprattutto nei Paesi ad alto reddito dove i lavoratori avevano conquistato con dolore e fatica traguardi importanti, è proprio quella della tutela e della dignità del lavoro. Dignità che è essenziale per il senso e la fioritura della vita umana e la sua capacità di investire in relazioni e nel futuro». La situazione, riflettono i vescovi, è resa «particolarmente difficile perché richiede la capacità di adattarsi e di rispondere a due trasformazioni epocali: quella della globalizzazione e della quarta rivoluzione industriale», le cui conseguenze «aumenteranno sempre più la nostra capacità di fare e modificheranno la nostra capacità di agire». Un progresso, quello scientifico e tecnologico, che «è un dono e un frutto dell’operosità dell’ingegno umano» e che «può diventare benedetto o avvelenato a seconda della maggiore o minore capacità di porlo al servizio della persona», si legge nel messaggio della Commissione episcopale Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.

I vescovi evidenziano la necessità di «competenze culturali e politiche all’altezza della sfida, per cogliere gli elementi fondamentali e guidare nel modo più efficace il Paese in questo difficile percorso, per promuovere ciò che ci nobilita e per scartare ciò che ci umilia». E alla politica indicano due «direzioni principali» nelle quali investire: «Da una parte la formazione, l’istruzione e le competenze che saranno sempre più importanti per favorire la riqualificazione del lavoro ed andare ad occupare i tanti spazi aperti dalle nuove potenzialità create. Dall’altra – proseguono – l’umanità diventerà una delle chiavi di successo principali dei mondi del lavoro futuri, perché l’arte della collaborazione (fatta di fiducia, cura interpersonale, reciprocità, prossimità), i servizi alla persona e le relazioni saranno sempre più qualificanti e decisive. La capacità di fare squadra, producendo capitale sociale, sarà una delle chiavi del successo professionale ed assieme della fioritura umana e spirituale della vita».

Disegnano i contorni di una «sfida affascinante», i presuli italiani: quella «su cui ci giochiamo il futuro del lavoro» e che «può essere vinta solo superando la carestia di speranza, puntando su fiducia, accoglienza ed innovazione e non chiudendosi nella sterilità della paura e nel conflitto. Comprendendo che l’altro non è colui che mi contende una ricchezza data ma è un dono e un’occasione per costruire una “torta” più grande». La storia del progresso umano, è la conclusione del messaggio, «insegna che il benessere economico e sociale non è un’acquisizione data e acquisita su cui lottare per la spartizione. Il vero tesoro di una comunità (e quindi del nostro Paese) e garanzia per il suo futuro è la somma delle fatiche e delle competenze, dell’impegno a contribuire al progresso civile e della capacità di cooperare e fare squadra dei propri cittadini. Se sapremo preservare ed arricchire questo tesoro – l’esortazione dei vescovi – riusciremo anche a vincere la sfida della dignità del lavoro di oggi e del futuro».