Il cardinale Bagnasco: «Non colonizzare le menti dei bambini»

Nella prolusione al Consiglio permanente della Cei il presidente ha messo in guardia dal tranello di una «visione antropologica distorta». Resta al centro dell’attenzione la crisi economica

Nella prolusione al Consiglio permanente della Cei il presidente ha messo in guardia dal tranello di una «visione antropologica distorta». Resta al centro dell’attenzione la crisi economica

Una profonda spiritualità, scandita dal ricordo delle parole di Francesco ai fedeli di Manila vittime del «micidiale tifone» e da quello del «sangue dei martiri cristiani» del nostro tempo, uccisi «uno ogni 5 minuti» in diverse parti del mondo. E sullo sfondo, il Sinodo ordinario sulla famiglia in programma per ottobre e il convegno ecclesiale di Firenze, dal 9 al 13 novembre. Un intervento ad ampio spettro, quello del cardinale presidente della Cei Angelo Bagnasco, che ha aperto ieri, lunedì 26 gennaio, i lavori del Consiglio episcopale permanente. Dentro, anche un’attenzione stringente alle cronache di questi ultimi giorni, dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica al tema del terrorismo islamico, dalla crisi economica alla situazione dell’Europa, fino alle «nuove colonizzazioni ideologiche» che cercano di distruggere la famiglia».

Il cardinale ha richiamato il discorso alle famiglie del Papa a Manila, mettendo in guardia dal tentativo di riconoscere «un qualunque nucleo affettivo a prescindere dal matrimonio e dai due generi», ma anche dal «dichiarare l’aborto un diritto fondamentale così da impedire l’obiezione di coscienza» o addirittura dalla richiesta di «aborto post-partum». Parole rivolte alla comunità cristiana ma anche all’opinione pubblica nel suo insieme, invitata a non cadere nel tranello di una «visione antropologica distorta» che vuole imporre la teoria del gender nelle scuole, «colonizzando le menti dei bambini e dei ragazzi». Su questo fronte, ha assicurato, «noi vescovi saremo sempre in prima linea a qualunque costo, così come sul fronte della giustizia, dei poveri e dello stato sociale». “Educare alla diversità a scuola”: questo il titolo dei libri dell’istituto A.T. Beck ispirati alla teoria del gender citati da Bagnasco, che si è chiesto se «sono veramente scomparsi dalle scuole italiane», ribadendo il tentativo di «colonizzare» le menti dei più piccoli senza «aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori».
Ancora, il cardinale si è soffermato sul fenomeno del fondamentalismo islamico e sulle sue «recenti raccapriccianti aberrazioni», parlando di «violenza esibita, crudeltà sfacciata, parossismo angosciato»: gli stessi carnefici, ha evidenziato, «hanno consapevolezza di essere perdenti di fronte all’incalzare della storia». All’Europa, allora, il compito di interrogarsi sul perché tanti giovani si arruolino nelle file dell’Isis. Una risposta, per il porporato, sta in una certa capacità da parte di un tipo di islamismo fondamentalista di «riempire il vuoto nichilista dell’Occidente». Il mondo occidentale infatti «ha svuotato la coscienza collettiva di valori spirituali e morali soffocandola di cose, ma non di bene, di verità e di bellezza».

Al centro dell’attenzione per Bagnasco resta la perdurante crisi economica. In sede europea, ha evidenziato, «vi sono segnali giudicati positivi e promettenti» ma «la lama del disagio continua a tormentare moltissime famiglie che non arrivano da tempo alla fine del mese; anziani che attendono le loro magre pensioni mangiando pane e solitudine; giovani che hanno paura per il loro futuro incerto, e che bussano – non di rado sfiduciati – alle porte del lavoro; adulti che il lavoro lo hanno perso e che hanno famiglia da mantenere e impegni da onorare». Di qui l’appello ai governanti, «con rispetto e forte convinzione», su lavoro e occupazione: «Consapevoli del nostro dovere di Pastori, chiediamo ai responsabili della cosa pubblica di pensare a questo prima di ogni altra cosa, che – pur necessaria o opportuna – è sentita dalla gente come lontana dai suoi problemi quotidiani». Senza pensare di «pagare i debiti» vendendo i «gioielli di famiglia», vale a dire quelle aziende che sono «preda succulenta e ambita da spolpare da parte di quanti non hanno certamente a cuore il bene del nostro Paese».

Da ultimo, un pensiero per il nuovo presidente della Repubblica e l’auspicio che sia persona «di dignità riconosciuta e operosità provata». Un richiamo, quello a «onestà, sacrificio e competenza», che il cardinale Bagnasco estende anche agli organi e ai dipendenti dello Stato, con l’auspicio che «onesti capitali» possano essere investiti per il rilancio del Paese, al quale, insieme ai vescovi, augura il bene della «concordia» e della «solidarietà».

27 gennaio 2015