Il Cor a Lourdes per i 70 anni

Il vescovo Zuppi: «L’oratorio è un mantello di protezione per i piccoli; la presenza di animatori e catechisti sempre più necessaria per la nostra città»

Il vescovo Zuppi: «L’oratorio è un mantello di protezione per bambini e ragazzi; la presenza di animatori e catechisti come voi è sempre più necessaria per la nostra città»

Un pellegrinaggio per fare memoria, ma anche per vivere a pieno il carisma ricevuto: questo il senso del viaggio spirituale compiuto dai catechisti del Centro oratori romani nelle scorse settimane a Lourdes in occasione del 70° anniversario dalla fondazione dell’associazione laicale romana voluta dal Servo di Dio Arnaldo Canepa e posta sin dagli albori sotto il materno sguardo della Vergine Maria. «Avete ereditato una storia e insieme una responsabilità – ha sottolineato il vescovo Matteo Maria Zuppi, che ha accompagnato gli animatori delle parrocchie romane -. Vivere nel Cor non è solo essere animatori ma diventare padri e madri per i vostri ragazzi. Questo pellegrinaggio vi ha dato l’opportunità di capire la storia di questi 70 anni e di spendere al meglio il carisma del vostro fondatore». Un carisma, ha evidenziato ancora il presule, «va speso per gli altri e per farlo è necessario capirlo e viverlo a fondo. La nostra città ne ha davvero bisogno: è necessario guardare al futuro, curare l’amore fraterno e prendersi cura dei più piccoli. L’oratorio rappresenta un mantello di protezione per bambini e ragazzi: la presenza di animatori e catechisti come voi è sempre più necessaria per la nostra città».

«La scelta di Lourdes – ha sottolineato il presidente del Cor Alessandro Ciafrei – ci pone sulle orme di Canepa, del quale nel 2016 ricorrerà il 50° anniversario della nascita al cielo. Era venuto più volte in questo santuario come pellegrino e come Cor abbiamo voluto presentare alla Vergine i frutti di questi 70 anni di Oratorio a Roma, consapevoli che tanto c’è ancora da seminare nel campo di Dio». Il pellegrinaggio, che ha visto la partecipazione di quasi 150 fra soci, catechisti, familiari e amici, ha consentito a tutti di sperimentare l’intensa esperienza di un luogo di silenzio e preghiera, attraverso le tradizionali celebrazioni affollate di pellegrini, ma anche speciali momenti di riflessione sulla forte connotazione mariana dell’associazione. Anche i più giovani, presenti numerosi e assistiti dai sacerdoti presenti – a cominciare dall’assistente ecclesiastico, don Giovanni Ippolito – hanno vissuto una esperienza significativa, che segnerà il loro percorso all’interno dell’associazione. «Guardare il mondo con gli occhi di Maria: questo l’impegno che è scaturito dalla mia esperienza a Lourdes – testimonia Gianluca, animatore della parrocchia del Santissimo Corpo e Sangue, in cammino per diventare socio effettivo del Cor -. Ero arrivato con un certo numero di pregiudizi, ma il silenzio, la sacralità del luogo, insieme alla testimonianza dei pellegrini, soprattutto dei malati, mi hanno reso capace di uno sguardo nuovo e di vivere un’esperienza di grazia insieme ai fratelli del Cor che il Signore ha posto sul mio cammino».

«Lourdes serve ai piccoli, come Bernadett – aggiunge Maria Cecilia, catechista della parrocchia Regina Mundi – perché parla con il linguaggio della vita vera, fatta di dolore, silenzio e solitudine. Alla luce dell’incontro con Cristo, attraverso Maria, Lourdes ci dona la possibilità di convertirci. Quelle continue Ave Maria, dopo un solo giorno, entrano dentro di te, ti aiutano a parlare con Dio, con le parole più semplici che abbiamo imparato fin da piccoli. Lourdes così non è un “posto” ma un “incontro” con il Creatore che ti offre la possibilità di godere del suo amore, ma anche della sua bellezza».

1° settembre 2015