Il Gemelli presenta il suo bilancio “di missione”

Quadro globalmente positivo per il Policlinico universitario legato alla Cattolica, dal piano dell’assistenza a quello della ricerca, fino alla formazione dei giovani medici. Il vescovo Giuliodori: «Opportuno e utile»

Assistenza, ricerca e formazione: questi i pilastri su cui poggiano i buoni risultati ottenuti nel 2013 dal Policlinico Gemelli di Roma e presentati per la prima volta, venerdì 19 dicembre, con il bilancio di missione. Un quadro «globalmente positivo – racconta il direttore amministrativo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Marco Elefanti – che consente di guardare avanti, nonostante le difficoltà del tempo presente e la complessità del contesto territoriale e sociale in cui l’ospedale opera».

Sgranando i numeri, si legge di «una significativa riduzione dei posti letto e del personale ma – precisa Giorgio Casati, curatore del documento – senza licenziamenti e pur mantenendo inalterato il numero complessivo di 100mila ricoveri annui». Ridotte anche le perdite: se nel 2011 sfioravano i 100 milioni di euro, le stesse «si assestano sugli 8 milioni appena due anni dopo». Impegno fruttuoso anche sul fronte assistenziale con incrementi degli interventi chirurgici passati da 28.974 nel 2011 a 32.510 nel 2013 (+12,2%), della complessità media dei casi di ricovero trattati (+8,3%) e delle prestazioni specialistiche ambulatoriali, passate da 7.406.000 a 7.772.000 (+4,9%). Diminuita, di contro, la degenza media in regime di ricovero ordinario, passata da 8,1 a 7,4 giorni (- 8,6%). Dunque maggiore efficienza, «grazie anche a tutte le persone che lavorano qui e che hanno accettato compensi inferiori» a seguito del difficile periodo che il Policlinico ha vissuto in termini di disavanzi e che oggi possono vedere come il «sacrificio» non sia stato vano.

Sul fronte della ricerca e della formazione dei giovani medici, forte l’impegno della Facoltà di Medicina e Chirurgia con 1.115 gli studenti iscritti alle scuole di specializzazione nel solo anno 2013, più di 1.100 articoli scientifici pubblicati annualmente sulle riviste con più elevato Impact Factor, e 31 progetti di ricerca vinti nel triennio 2011-2013 in campo internazionale.

Dati che attengono al piano economico-finanziario e che poco direbbero della eccellenza del Policlinico se non fossero accompagnati da una lettura più approfondita attraverso la lente dei valori che ispirano il Gemelli e che sono gli stessi della Chiesa cattolica. Tempo fa lo studioso Mario Viviani ha definito questo genere di bilancio “sociale” come uno «specchio magico», capace cioè di svelare la faccia vera della realtà a dispetto delle nostre illusioni più o meno ingenue, perché non è mai detto che conti in ordine siano sinonimo di un lavoro ben fatto, specie quando di mezzo c’è un essere umano malato nel corpo e ferito nello spirito. Allora «il bilancio di missione non è meno importante del bilancio economico – spiega monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’ateneo – . Se quest’ultimo consente di verificare i conti e la sostenibilità gestionale di un’attività, il bilancio di missione permette di valutare la coerenza con le finalità istituzionali e l’effettiva realizzazione dei valori per cui una determinata attività è posta in essere. Nel caso del Policlinico Gemelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore questo bilancio è quanto mai opportuno ed utile».

Con i suoi cinquant’anni di storia, la struttura non è solo un presidio sanitario di carattere universitario. «Il suo fondatore, padre Agostino Gemelli, lo aveva sognato e concretamente pensato come un luogo per la formazione di medici dotati di alta preparazione scientifica e di particolare sensibilità per le necessità sanitarie, umane e spirituali dei malati». Una visione lungimirante per l’epoca, quella di padre Gemelli – come ricorda il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica, Rocco Bellantone – oggi che il mondo anglosassone scopre la cura personalizzata per ciascun paziente. L’obiettivo, ieri come oggi è “Curare la persona malata e non la sua malattia”».

19 dicembre 2014