Il Giappone 10 anni dopo Fukushima. «Grazie a chi ci ha aiutato»

Il messaggio in lingua inglese diffuso dai vescovi del Paese, nell’anniversario del disastro che ha colpito la cosa del Pacifico l’11 marzo 2011

Era l’11 marzo 2011 quando prima un terremoto poi uno tsunami e infine l’esplosione di una centrale nucleare hanno colpito la costa del Pacifico della regione di Tohoku, nel Giappone orientale. Dieci anni dopo, dai vescovi giapponesi è arrivato il grazie a quanti nel mondo hanno aiutato il Paese e sostenuto la ricostruzione delle aeree colpite dal triplice disastro di Fukushima. Insieme alla promessa di continuare a lavorare per la ricostruzione delle comunità locali e dare speranza alla popolazione.

In un messaggio in lingua inglese diffuso proprio ieri, 11 marzo, i presuli hanno ricordato i quasi 20mila morti nel disastro,  insieme alle oltre 40mila persone che ancora oggi, stando alle statistiche del governo, continuano a vivere da sfollati. «Di fronte a una distruzione inimmaginabile, molte persone da tutto il mondo, non solo dal Giappone, hanno fornito aiuto e sostegno – scrivono -. Esprimiamo la nostra più sincera gratitudine a voi, ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo, per il vostro sostegno spirituale e finanziario per le attività di ricostruzione della Chiesa giapponese negli ultimi dieci anni. Ringraziamo in particolare tutti coloro che si sono precipitati nelle basi di volontariato e hanno partecipato a varie attività per camminare a fianco delle persone nell’area del disastro».

Immediato il sostegno della Chiesa cattolica giapponese alla popolazione colpita, con l’istituzione di un centro di assistenza alla ricostruzione nella diocesi cattolica di Sendai, accompagnato dal motto “Una nuova creazione”, e, da 10 anni, le 16 diocesi del Paese sostengono in vari modi gli sforzi che si stanno facendo sul posto. «La Chiesa cattolica – si legge ancora nel messaggio – ha lavorato e continuerà a lavorare con le comunità colpite per creare una speranza di vita». Andando avanti «con speranza». E le attività di assistenza, assicurano i presuli, «non si concluderanno al traguardo dei 10 anni. La Chiesa cattolica in Giappone continuerà attraverso le sue parrocchie a contribuire alla ricostruzione delle comunità locali».

Da ultimo, i vescovi ricordano la visita di Papa Francesco, nel novembre 2019, quando, incontrando le persone provenienti dalle zone colpite dal disastro di Tohoku, ha detto: «Nessuno si “ricostruisce” da solo; nessuno può ricominciare da solo. È essenziale trovare una mano amica, una mano fraterna, in grado di aiutare a risollevare non solo la città ma anche lo sguardo e la speranza». Ispirata da queste parole, è la conclusione del messaggio, «la Chiesa cattolica in Giappone continuerà a camminare insieme alla gente di Tohoku come amici, fratelli e sorelle. Forniremo non solo un sostegno materiale ma un legame di solidarietà che si diffonde in tutto il mondo e innalza il nostro orizzonte e la nostra speranza».

12 marzo 2021