Il “grazie” del Centro Astalli a Francesco
All’insegna della gratitudine il messaggio della struttura dei Gesuiti. Il presidente Ripamonti: «”Accompagnare chi è rimasto al bordo della strada”. Ci ha ricordato questo nel suo pontificato»
Cordoglio, nel messaggio del Centro Astalli per la morte di Papa Francesco, ma anche «sincera gratitudine per il suo pontificato, nel segno della misericordia e della speranza». Il pontefice argentino, ricordano, «ha mantenuto uno sguardo attento sulle periferie del mondo e lanciato un costante messaggio di giustizia e di pace, per una vita degna e umana per tutti, in cui nessuno sia lasciato indietro. Ha avuto attenzione per gli ultimi, per gli invisibili, di cui si è fatto prossimo; testimone dell’incontro e della fraternità, contro la cultura dello scarto».
Bergoglio, sottolineano, «è stato un amico dei rifugiati, a cui ha sempre espresso e manifestato la sua vicinanza, e di cui ha sempre difeso i diritti e la dignità; non numeri ma persone, volti, storie, fratelli da accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ha percorso le vie della loro sofferenza a Lampedusa, a Lesbo, nelle terre da cui fuggono – ricordano -. Ha ascoltato il grido di dolore di quanti vivono gli orrori della guerra e invitato tutti noi a farlo concretamente facendo tacere le armi. Ha aperto loro le porte e spronato le comunità religiose a fare altrettanto».
Il presidente del Centro Astalli padre Camillo Ripamonti ricorda le sue parole nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium: «”Accompagnare chi è rimasto al bordo della strada”. Papa Francesco ci ha ricordato questo nel suo pontificato. L’incontro e l’ascolto di chi è stato escluso, di chi vive le periferie esistenziali, restituisce dignità: guardare negli occhi, toccare le ferite. I rifugiati, verso i quali Papa Francesco ha sempre avuto grande attenzione, sono quella “carne di Cristo” la cui accoglienza apre la speranza a un futuro di pace».
Dalla struttura dei Gesuiti evidenziano, ancora, che per Francesco «il dialogo tra le persone, tra religioni e tra culture è la strada da seguire per la costruzione di vie di pace e di riconciliazione, di ponti, fondati sulla stabilità sociale, sulla mutua comprensione, sulla cura dell’altro e sulla fratellanza umana. Possano le sue parole e i suoi insegnamenti continuare a guidarci nell’attraversare le sfide del mondo – è l’auspicio -. A lui va il nostro pensiero e il nostro grazie. Custodiamo nella memoria del cuore, tutti noi, operatori, volontari e rifugiati, i ricordi indelebili della sua visita alla mensa del Centro Astalli nel settembre del 2013 e delle tante occasioni in cui ha voluto incontrare le persone rifugiate. Oggi – concludono – ci sentiamo più soli, ma il nostro conforto sta nella speranza che non delude. Nel suo esempio e nel suo ricordo continueremo a tendere la mano ai rifugiati e a camminare insieme al loro fianco, contro la globalizzazione dell’indifferenza, in nome del bene comune».
23 aprile 2025

