Il “grazie” di Roma per il beato del Portillo

Presieduta dal cardinale Vallini nella basilica lateranense la Messa solenne di ringraziamento per l’elevazione all’onore degli altari del vescovo e prelato dell’Opus Dei. Per lui nella Capitale più di 10mila pellegrini

Dopo la cerimonia di beatificazione di sabato 27 settembre, nella città dove nacque cento anni fa, Madrid, anche la diocesi “adottiva”, quella di Roma, ha ricordato Álvaro del Portillo, vescovo e prelato dell’Opus Dei. Lo ha fatto questa mattina, martedì 30 settembre, nella basilica di san Giovanni in Laterano con una Messa solenne di ringraziamento presieduta dal cardinale Vicario Agostino Vallini e animata dalla Pontificia Cappella Musicale Lateranense diretta da monsignor Marco Frisina . A comporre l’assemblea, circa 7mila fedeli: tanti i biglietti distribuiti dall’Opera. Sull’altare accanto al cardinale Vallini hanno concelebrato 8 cardinali, 19 vescovi e 50 sacerdoti dell’Opus Dei provenienti da tutto il mondo.

Le letture della liturgia del giorno, tutte gravitanti intorno alla figura del buon pastore (Ezechiele 34, 11-16; Lettera di Paolo ai Colossesi; il Salmo 23; e Giovanni 10, 11-16), sembrano tratteggiare anche lo zelo apostolico del neo beato. «Ezechiele – ha detto il cardinale Vallini nell’omelia – parlando a nome di Dio ci ha rivelato l’amore premuroso del Signore che prende l’iniziativa per salvare il suo gregge. Dio cerca le sue pecore, soprattutto quelle disperse, le conduce su pascoli erbosi e le fa riposare. È consolante pensare che il Signore non ci abbandona mai perché ci ama». Nel Vangelo Gesù definisce se stesso «Buon pastore che non solo guida il gregge e si prende cura di esso, ma dà la vita per il gregge. Sulla croce Gesù – ha proseguito il porporato – ha dato tutto se stesso per noi. E con la resurrezione ci ha comunicato la vita divina. E con lo Spirito santo ci ha resi membri della sua famiglia. Gesù risorto è la vita senza fine. In lui possiamo rivolgerci a Dio».

Nel beato del Portillo lo stesso entusiasmo apostolico di San Paolo. «Con questa certezza di fede – ha detto ancora il vicario del Papa per la diocesi di Roma – è vissuto il beato Álvaro del Portillo. Don Álvaro esercitò il sacerdozio e l’episcopato con senso di paternità. Cercava di comprendere le attese delle persone. Per lui era esercizio di paternità. Era instancabile promotore di opere sociali. L’orizzonte dell’apostolato è sconfinato. Si estende anche ai laici e al loro ruolo nelle professioni. Inizia nella famiglia, si estende agli amici, a quelli che incontriamo occasionalmente, fino a sentirci responsabili di tutta la società».

La Messa nella basilica Lateranense è solo uno degli eventi in programma per ricordare il neo beato nella città di Roma, dove visse e operò dal 1946 fino alla sua morte, nel 1994. «Roma – ha detto don Carlo De Marchi, vicario dell’Opus Dei per Roma e l’Italia di Centro Sud – sta reagendo con gioia alla beatificazione. Ma colpisce molto vedere anche tante famiglie che vengono da lontano, filippini e africani. Loro hanno sentito la vicinanza del nuovo beato durante un viaggio in otto tappe che monsignor del Portillo fece in quei paesi nel 1989. È stato accolto molto bene e, benché già settantenne, riuscì a entrare in sintonia con loro». Anche ieri, lunedì 29 settembre, alla basilica di Sant’Eugenio, dove il corpo del beato è stato esposto all’adorazione dei fedeli, «c’era clima di grande comunione. Roma riserva sempre a tutti una grande accoglienza».

Consistente la partecipazione delle parrocchie romane agli eventi celebrativi. «Nelle parrocchie di Roma . ha spiegato Mara Celani, portavoce del Comitato organizzatore – è stata fatta comunicazione distribuendo le immagini del nuovo beato. Abbiamo stampato circa 1.500 locandine. Nel complesso sono giunti a Roma più di 10mila pellegrini».

30 settembre 2014